Talora, e non era di rado, quando in qualche narrazione storica il nome del conte Polverari ricorreva citato, una commozione vivissima s'impadroniva di donna Laura. Ma la povera madre si frenava immantinente allo scorgere il lampo di fierezza che in quei momenti s'accendeva nelle pupille del suo Alvise.

--Come vorrei poter somigliare a mio padre!--diceva il giovane con un accento ricco di passione.

E donna Laura, pensando a tutti i dolori ch'ella aveva già sopportati ed alla sorte riserbata a suo figlio, era sopraffatta da un angoscioso timore dinanzi alla balda fierezza di lui.

Alvise, senz'essere bello, aveva in sè una singolare attraenza, la quale accrescevasi a mano a mano che si contraeva con lui qualche dimestichezza. Solitamente assai parco di parole, il suo discorso si faceva caloroso e brillante sotto l'impulso di ogni forte impressione. Dotato d'una cavalleresca nobiltà di sentire, ogni suo atto era una conferma dell'animo suo. E se donna Laura, guardando talora la faccia risoluta e gli occhi ardenti del figlio, credeva di veder rivivere in lui il compagno adorato della propria giovinezza, era giustificata la sua apprensione che Alvise avesse ereditato, con la bontà del cuore paterno, il bisogno fatale delle passioni veementi. Questo pensiero la turbava di continuo. Ed era con orgasmo immenso ch'ella rifletteva al giorno in cui ogni sforzo le sarebbe riescito vano per impedire a suo figlio di cedere alla legge ineluttabile dell'età e dell'istinto, che attrae irresistibilmente i giovani alle grandi battaglie della vita e degli amori.

Più volte donna Laura credette giunto il momento ch'ella temeva. Certi scatti d'impazienza onde Alvise era côlto, certi discorsi vaghi ch'egli faceva sull'impiego delle sue ricchezze e del suo ingegno, la stessa ammirazione fervida ch'egli manifestava dinanzi a qualunque fatto generoso, erano altrettanti motivi per alimentare le apprensioni della contessa. Ma Alvise tornava presto alla calma: molti disegni di viaggi, di studî, di imprese, da lui caldamente vagheggiati, eran svaniti rapidamente dopo i primi e timidi accenni, in proposito fatti alla madre ed alla sorella. Dalla somma trepidazione, che soltanto a quelle parole avevano mostrato e Bianca e la contessa, s'era convinto come fosse suo dovere di non riflettere a nulla che potesse avere per conseguenza un suo qualunque e pur temporaneo allontanamento da quelle povere donne. E questa considerazione gli fu poi sempre bastante per cacciare le visioni seducenti che tratto tratto gli risorgevano d'intorno.

Venne però un tempo--e fu alcuni mesi dopo l'ingresso di Loreta in casa loro--che un cambiamento, per quanto abilmente dissimulato, s'avverò nel conte Alvise. Avvezzo ad evitare con la prudenza dell'affetto ogni frase che potesse non che spiacere, ma indurre un pensiero molesto, alla madre od a Bianca, ora più volte egli lasciavasi sfuggire qualche frase melanconica, in cui s'accentuava il suo rammarico per la vita inutile e fredda, ch'egli si vedeva dinanzi anche per l'avvenire; e talvolta, in certe sere che veniva a passare accanto alla sorella, rimanevasene così a lungo taciturno, da far supporre che la sua mente si trovasse le cento miglia lontana.

Questo mutamento, di cui donna Laura s'era vivamente impensierita, non era sfuggito neppure a Loreta Lambertenghi. E mentre sulle prime non ne aveva fatto che un caso relativo, a poco a poco, si trovò, senza rendersi conto della ragione, interessata stranamente dinanzi al contegno del giovane. Più volte, allorchè giunta al termine di una lettura, ella aveva alzato gli occhi dal libro, il suo sguardo nell'incontrare quello del conte Alvise, ne aveva ritratta una esplicabile sensazione. La fiamma di quegli occhi profondi e neri, che si figgevano nel suo viso, come assorti in una fissità estatica, avea provocato in lei un ignoto turbamento. Così altre volte era ella rimasta profondamente colpita da qualche frase breve, ma piena di pensiero, con cui egli, dopo certi lunghissimi silenzî, rientrava bruscamente nella conversazione, quasi scotendosi da un dormiveglia, onde si fosse fino a quel punto lasciato sopraffare.

Fu così che Loreta, come soggiacendo ad una sottile malìa, si trovò d'un tratto conquiso lo spirito e turbata la pace.

L'immagine di Alvise non la lasciava più; l'eco delle parole, anche le più vaghe, anche le più inconcludenti, ch'egli le avesse detto, tornava a risonare a' suoi orecchi nel silenzio della notte, mentre il sonno le fuggiva dagli occhi e la fronte le ardeva di una fiamma cocente. Ed alla sera, quando si trovavano uniti nelle stanze di Bianca, era quasi un malessere che le pervadeva d'un tratto le vene, allorchè, pur avendo il capo chino alla lettura, sentiva l'ardore degli occhi d'Alvise, intenti in quel momento su lei.

Per molto tempo non ci fu fra i due giovani spiegazione alcuna: nè una di quelle furtive parole rivelatrici, che sono sì care a chi ama, nè la più timida e più discreta allusione lasciata mai accortamente cadere nel giro de' discorsi abituali.