Ma queste delicate esitanze del sentimento hanno segnato il limite della loro durata. Alvise e Loreta s'erano letti già così profondamente ne' cuori, che la più lieve occasione, creata dal caso, doveva bastare perchè eglino fossero spinti a rivelarsi scambievolmente il loro affetto.
E ciò seguì inopinatamente una sera, in cui, ritiratasi la contessa Laura per una indisposizione prima dell'ora usata, era egli rimasto solo nelle stanze di Bianca, con la sorella e con Loreta.
Seduti intorno ad un tavolo, su cui una lampada velata d'azzurro pioveva un raccolto lume, sfogliavano un libro d'autografi, che, appartenuto alla contessa Laura ancora da giovanetta, conteneva numerosi componimenti offerti, già tanti e tanti anni innanzi, da letterati insigni, alla gentile fanciulla dei Rezzonico, mentre nelle pagine più recenti ricorrevano altri nomi non meno cari ed illustri di valentissimi poeti: Antonio Gazzoletti e Teobaldo Ciconi: Giuseppe Revere, che in un vibrato sonetto evocava con amara nostalgia il golfo pittoresco della sua nativa Trieste, e Ippolito Nievo, che in due sole agilissime quartine aveva rispecchiato tutta la gentilezza della sua musa geniale.
Quella sera la loro attenzione erasi arrestata appunto su questi versi del Nievo, per i quali Bianca aveva una particolare predilezione. Armoniosissimi e delicati, Loreta gli aveva letti con profonda passione. Ma forse mai come in quella sera la sua voce ne aveva saputo far comprendere, coll'accento caldo e vibrato, l'intensità del pensiero.--Quand'ella ebbe finito sentì la mano divampante di Alvise, il quale le sedeva dappresso, afferrare la sua improvvisamente, con una stretta nervosa, che le die' un brivido per tutta la persona. Di quel moto rapido, che si compì in un solo istante, Bianca non s'accorse neppure. E solo ella ebbe una esclamazione di spavento quando vide ad un tratto Loreta farsi pallidissima e sorgere dalla sua seggiola con uno scatto convulso.
Ma Loreta si ricompose subito. Accusò una vertigine violenta, che l'aveva côlta d'un tratto, e si die' a rassicurare la contessina già tutta in allarme. Poi, poco appresso, salutando anche il conte con modi per nulla diversi da' consueti, chiese licenza di ritirarsi.
Il domani, per tempissimo, quando Loreta, colle tracce in volto di una notte insonne, accingevasi a scendere da Bianca, fu sorpresa dal veder comparire con un fascio di volumi elegantemente legati il servo di Alvise, il quale dicevasi inviato dal conte a portarle i libri ch'ella gli aveva domandato la sera precedente.
Benchè insospettita tosto di ciò che potesse celarsi sotto quel pretesto, Loreta comprese di non potere, senza addurre un qualche plausibile motivo, rimandare al conte i volumi. Epperò, forzandosi a parere indifferente, li prese di mano al domestico ringraziandolo con qualche parola.
Appena rimasta sola, ella sfogliò con agitazione que' volumi e, come aveva preveduto, una lettera ne cadde di mezzo alle pagine. Primo moto di Loreta fu quello di non leggere, di restituire intatto quel foglio ad Alvise. Ma non potè. Lacerò nervosamente la busta e con avida ansietà si mise a percorrere lo scritto. Era una confessione ardente, appassionata, in quel linguaggio semplice e conciso, che è il segno non dubbio della sincerità.
Loreta, alla lettura di quelle parole, che cercavano con tanta potenza la via del suo cuore, fu pervasa da un sentimento così nuovo, ch'ella credette di venir meno. L'amore, a cui ella nella sua vita di privazioni e di lotte non aveva mai pensato, le si svelava improvvisamente colle sue più inebbrianti attrattive. La sua vita, in cui finora non aveva provato che l'abbandono, la miseria, la solitudine, s'abbelliva ad un tratto di un primo e così vivo raggio di luce. Ella pianse di tenerezza nel rileggere quel foglio. E quando il pensiero le sorvenne, che fosse suo dovere di sottrarsi a quella passione e di resistere alle sue allettative, un moto di ribellione si manifestò in lei. No, non poteva: non era una colpa se ella amava: aveva troppo patito per poter respingere questa piccola parte di gioia a cui sentiva di avere un sacro diritto! Dopo.... Che le importava? Forse sarebbe tornato il dolore: un'altra volta il dolore, ch'ella aveva già conosciuto. Ma forse.... E un radioso miraggio, vago, incerto, evanescente, appariva a' suoi occhi sognanti: il caro miraggio della speranza, compagna fedele ed eterna di tutti gli amori.
Alla loro passione Loreta ed Alvise avevano ceduto così, con trasporto. Nata nel segreto di una tacita corrispondenza, essi continuarono a tener celata allo sguardo di tutti, gelosamente, questa passione, che alimentata nel mistero, si faceva d'ora in ora più forte e più deliziosa. Consapevoli entrambi della necessità di circondare il loro segreto delle maggiori cautele, perchè il bel sogno potesse durare, era uno studio sagace e continuo per non tradire i proprî sentimenti. E il dolce romanzo si svolgea così, pagina per pagina, in quella letizia serena, che nessun'ombra ha peranco offuscato.