Ma se fino allora con cento sottili circospezioni eran riusciti ad ingannare la indagatrice vigilanza di donna Laura, non poteva ormai più tardare il momento in cui ella avrebbe avuto la conferma di quanto da lunga pezza avea concepito, e veduto poi a grado a grado consolidarsi, il sospetto.
Il vero le fu chiaramente palese nell'estate successiva durante la consueta dimora alla villa d'Arsizzo. Nella pace di quel soggiorno amenissimo, ove tutto concorreva a rendere più bello un romanzo d'amore, i due giovani avevan sentito farsi così irresistibile il fascino della loro passione, che entrambi ebbero quasi un repentino disdegno di tutte le timorose cautele, di cui avevan dovuto subire sino allora la pesante necessità. Furono quelle le ore più beate del loro amore. Ma fu anche ben doloroso l'istante in cui per il solo concorso di alcune banali circostanze--la volgare curiosità di un servo e la conseguente inconsapevole delazione--essi furono in aspro modo richiamati alla realtà.
Sì Alvise che Loreta, per quanto in alto grado commossi, si fecero subito ragione del vero. Ed il conte, conscio perfettamente dell'obbligo suo di fronte a quella povera giovane che gli aveva ceduto, assunse anche dinanzi alla rigida severità di sua madre quel contegno risoluto che il dovere gli imponeva. Egli parlò a donna Laura con aperta franchezza: di quell'amore, che gli aveva dischiuso una nuova vita, si dichiarava orgoglioso: era stato più forte di lui: Loreta era buona, era bella.... E volgevasi alla madre, facendo appello alla sua bontà, che aveva sempre saputo perdonare: al suo affetto, che non poteva negargli la felicità, di cui ormai egli aveva assaporata con tanta beatitudine la dolcezza.
Ma tutti i generosi conati del giovane si fransero inutili contro la inalterabile freddezza della contessa. In quel frangente decisivo una vigoria, di cui ognuno l'avrebbe supposta incapace, era venuta in lei come per incanto. Era la madre, che sorgeva a difesa disperata de' suoi affetti: la madre, che memore delle mille dubitanze avute per la salute, per la pace, per la vita dei suoi figli--dubitanze avvalorate dal mònito della scienza e ingigantite dalla grandezza dell'affetto--vedeva ora in quell'amore la minaccia più forte, l'imminenza di quel momento fatale, di cui ella aveva sempre tremato.
Animata da questi potenti pensieri, nè obbliando in pari tempo quel sentimento alto di casta, che era stato per lei una legge in ogni fase della sua vita, ella si sentì la forza per imporsi a suo figlio. La madre tenera, arrendevole, indulgente, che aveva fin allora dominato sull'animo de' figli unicamente con l'affetto, s'imponeva ora con la severa manifestazione di una volontà inflessibile. Alvise, dinanzi al rapido mutamento di donna Laura, non seppe più trovare il primiero coraggio: di fronte a quella nuova energia, che non lasciava adito a speranze, si vide ridivenuto fanciullo, inabile ad ogni opposizione, forzato ad una obbedienza tacita e riverente.
Dell'istantaneo abbattimento, in cui col suo ascendente era riuscita a piegare il figlio, donna Laura pensò di dover trarre il partito migliore per raggiungere nel modo più sollecito e radicale il fine cui ella tendeva. La sera stessa, senz'ammettere alcuna dilazione, obbligò suo figlio a lasciare Arsizzo: sua cognata, la contessa Maria Luigia Polverari-Nathan, che si trovava a villeggiare dopo lunga assenza dall'Italia appunto in quei giorni a Bordighera, aveva scritto più volte pregando Alvise di venire a passare con lei qualche settimana: la partenza appariva dunque naturale e giustificata. Ed Alvise, un po' per incapacità di opporsi a sua madre, che vedeva troppo sofferente ed irritata, ed un po' anche con la speranza che mostrandosi ora pieghevole potesse aver adito a rinnovare poi con più fortuna qualche tentativo per ismuoverla dalle sue decisioni, turbatissimo, col pensiero sempre fisso a Loreta ed addolorato intensamente che gli fosse conteso ogni modo di lasciarle almeno un cenno di saluto, di promessa, di intesa, partì come sua madre gli aveva ingiunto.
Fra donna Laura e Loreta le spiegazioni furono brevissime. Allorchè la giovane venne innanzi alla contessa e che questa con un ironico sorriso sul labbro la fissò in volto, alteramente, senza parole, ella, nascondendo tra le palme il viso infiammato, cadde in ginocchio dinanzi a lei. Non pensò a scolparsi: non sapeva e non poteva: il suo fallo in quel momento le parve così grande da rendere vana ogni difesa. Tutte le ragioni possenti della sua anima assetata di amore, del suo sangue ardente di giovinezza e di salute, del suo pensiero sedotto dall'ebbrezza più sublime, ora, dopo averla costretta all'obblio di tutto, si dileguavano dal suo pensiero, si cancellavano, sparivano. Al cospetto di quella madre, di cui aveva tradito la fiducia, volgarmente, si sentiva disarmata, senza scusa, immeritevole di pietà, pronta a sopportare ogni umiliazione.
E quando donna Laura, dopo una lunga pausa, le ebbe con poche frasi secche ed incisive, fatto rimprovero del suo contegno, ella, senza levare gli sguardi, disse candidamente quello che le stava nell'anima; la confessione del proprio errore le parve in quell'ora una espiazione coraggiosa; rassegnata ad obbedire a tutto ciò che la signora le avrebbe ingiunto, una sola cosa chiedeva come una grazia suprema: che le fosse risparmiato il dolore della disistima da parte di Bianca: che il suo ricordo nella mente della cara giovinetta potesse rimanere incontaminato e sereno.
Nel far questa confessione e nel chiedere tale grazia era tanta sincerità vera e forte nelle parole, nello sguardo, nelle lagrime di Loreta, che donna Laura, a malgrado del suo corruccio, non seppe sottrarsi a un imperioso moto di tenerezza. Una voce di pietà si levò in lei a favore di quella giovane, rea forse soltanto di aver amato. E per un momento tutte le inquietudini, che le erano imposte per riguardo alla fragile vita de' suoi figli, e tutti i pregiudizî di casta, che l'avevano ognor dominata, s'acquetarono in lei, lasciando luogo ad un mite sentimento di benignità e di indulgenza.
Rialzò Loreta vivamente: con accento dal quale era sparita la primitiva asprezza, le fe' comprendere tutta la penosa angoscia che per cagion sua agitava ora il suo cuore.