Sempre intento al suo scopo, Alvise aveva trovato il modo di rendere frequentissima la sua presenza in casa Sant'Angelo: i pretesti creati con rara avvedutezza non gli mancavano: e se talvolta un rammarico lo coglieva per le simulazioni, alle quali gli era forza ricorrere, questi scrupoli molesti s'acquetavano presto. Il sentimento sotto il quale agiva lo signoreggiava per modo da non lasciargli adito a pensare ch'egli stesse per commettere uno de' più sleali tradimenti all'ospitalità, a lui fiduciosamente accordata. Il trovarsi vicino a Loreta, la possibilità di scrutare nel volto e nelle parole di lei il riflesso dell'anima sua, eran divenuti per lui un bisogno smanioso, un desiderio tirannico, che nell'esaltazione de' suoi pensieri gli parea immune da ogni colpa e dal quale nessuna considerazione l'avrebbe distolto.

L'idea che il professore Sant'Angelo avesse potuto concepire un qualche sospetto non gli balenò affatto. Nella figura mite e bonaria di Mattia il suo occhio vigile ed accorto non aveva potuto scoprire mai il segno più lieve di diffidenza. Come l'aveva accolto nel primo momento, in cui era entrato in casa sua, Mattia aveva continuato a trattarlo costantemente, studioso di delicate sollecitudini, antiveggente d'ogni suo desiderio, mostrando, più che piacere, ambizione nel provargli come egli fosse l'ospite graditissimo della famiglia. In coteste amabili dimostrazioni Mattia non ispendeva forme e frasi mendicate. Usava i modi che gli erano abituali: semplici e schietti. E di questi, con qualche arguzia festevole, si scusava:

--Vede, conte mio, con lei non facciamo più complimenti. Noi, gente di campagna, siamo abituati così.... Con quelli a cui si vuol bene, il cuore alla mano.... e basta!... È vero, Loreta, che tu pure mi dai ragione?...

Loreta, obbligata a non rispondere in tono che stesse in disaccordo con gli scherzi di Mattia, studiava d'assecondarlo, ma raramente vi riusciva senza manifestare l'imbarazzo da ciò in lei provocato.

E il professore allora, ingannandosi sulla cagione delle frasi impacciate o sul rossore che imporporava il viso della moglie, ne profittava per volgere lo scherzo in qualche affettuoso complimento:

--Che vuole, conte Alvise? Loreta, che non ha ancora saputo dimenticarsi le sue abitudini cittadine, non si sente il coraggio di darmi francamente ragione in faccia a lei. Ma ella pensa al pari di me. Siamo d'accordo in tutto come in questo, oggi come fu sempre. Perchè, caro conte (e dicendo così accarezzava con la sua mano ruvida la guancia di Loreta), una moglie come questa è un vero tesoro. Bisogna venire qui, in fondo a queste nostre campagne, per trovare una coppia di vecchi sposi, che si vogliano bene e s'accordino così pienamente come noi due....

In que' momenti un'amarezza si facea strada nell'animo di Alvise: più che un senso d'invidia, era uno sgomento quello che s'impadroniva di lui: e, leggendo il pensiero di Loreta, che tradivasi in una fuggevole contrazione delle labbra e nel rapido corrugarsi delle ciglia, dovea stornare gli occhi da quelli del Sant'Angelo, incapace di sostenerne gli sguardi limpidi e tranquilli.

Ma quello che Alvise non aveva mai pensato e che Loreta non aveva creduto, erasi, a malgrado d'ogni esteriore smentita, avverato nel cuore di Mattia. Sebbene incredulo per indole a tutto ciò che potesse essere doppiezza o malvagità, non aveva potuto schermirsi da un primo increscioso pensiero dinanzi al turbamento, che gli era parso di scorgere in sua moglie e nel conte il giorno della sua inattesa ricomparsa, reduce dalla gita fatta indarno a Collalto per visitarvi il Mangilli. Di quel dubbio poco appresso aveva provato dispiacere ravvisando in esso un'offesa ingiustamente recata all'onestà di sua moglie ed alla lealtà del suo ospite. Ne aveva provato afflizione come di una codarda aberrazione dello spirito. E procurò di non pensarci ulteriormente. Ma la venefica pianta del dubbio aveva ormai gittate le proprie radici nel cuore di lui e, più forte d'ogni generoso ragionamento, procedeva tenace nel suo maligno sviluppo. Indarno Mattia combatteva contro il rinnovarsi di codesti attacchi alla sua pace: indarno egli procurava di convincere sè stesso come quelle non fossero che vane fantasie, nate dal nulla, in un momento di malsana tristezza. E cercava di moltiplicare a' propri occhi le prove tranquillanti: studiava di sovvenirsi di tutti que' piccoli fatti e di tutte le espressioni, per cui aveva giudicato fin dal primo istante nobile e leale il carattere del conte Alvise; e gli era confortevole di mostrare più vivo il proprio attaccamento alla moglie, forzandosi di riconoscere in lei inalterato l'antico suo affetto.

E se, in questo combattimento, ad onta di tutti i proprî sforzi rimaneva soggiacente, gli ripugnò sempre, anche sapendo di condannarsi ad un raddoppiato martirio, di svelare in alcun modo i suoi dubbî e, peggio ancora, di usare qualsifosse de' mezzi volgari, che la sete del vero avrebbe forse potuto suggerirgli. Il ridicolo, che sarebbe stato congiunto ad una manifestazione di infondata gelosia, lo intimoriva altrettanto quanto la bassezza di un insidioso spionaggio. Gli pareva così inammissibile e folle e insussistente l'ipotesi di poter essere la vittima di un tradimento, che la sua intelligenza, il suo cuore, il suo buonsenso vi si ribellavano energicamente.

Un giorno, che Loreta ed Alvise erano rimasti per qualche momento soli e che questi ne aveva approfittato per rinnovare alla signora la preghiera di un colloquio, fervidamente, con uno scoppio penetrante di passione, ella s'era difesa rammentandogli la cieca ed onesta fiducia del marito: