--Vedete come è tristo quello che voi mi domandate. Giudicatene voi, se siete giusto. Come posso ascoltarvi?...
Ma Alvise non s'era acquietato a quelle obbiezioni.
--Potete aver ragione in quello che dite. Ma che cosa vi domando io di male? che cosa vi chiedo che offenda i vostri scrupoli? Nulla, nulla. Loreta, siate buona, siate pietosa: pensate che questo nostro ravvicinamento durerà così poco.... Io non vi domando di obbedire a me: obbedite al vostro cuore: so che cosa egli vi dice, so che voi lo dovrete ascoltare....
Ella resistette ancora. Coraggiosamente, con forte coscienza del dovere, ella fe' appello a tutta la sua virtù. Ma le persuasioni acute e sapienti, di cui egli si era valso per ismuoverla da' suoi propositi, soverchiarono la tenacia, sempre meno resistente, della sua volontà. "Che cosa vi domando di male?" Questa domanda supplice e tranquillante tornava ad accarezzarle l'orecchio come una seducente tentazione, tornava ad addormentare i suoi scrupoli risorgenti. Misurando le proprie forze, stimò insania il dubitare di sè stessa. L'idea degli obblighi suoi d'affetto, di riconoscenza, di stima, per l'uomo che l'aveva redenta alla quiete ed all'onestà della vita, non poteva abbandonarla, l'avrebbe guardata da ogni pericolo, sarebbe stata il talismano infallibile della sua salvezza. E fidente in tal modo nell'ausilio, che la sua ragione le rappresentava siccome immancabile, ella veniva cedendo, grado per grado, senza averne coscienza, alle ingiunzioni sempre più fervide, che il suo cuore le faceva.
Così ella accettò due o tre lettere, passionate, accennanti con frasi di fuoco al loro passato, che Alvise trovò il mezzo di farle nascostamente recapitare. E nel modo stesso, avendo da prima negato, essendosi anche giurato di rimanere ferma al proprio diniego, ella finì per accondiscendere,--com'egli aveva voluto, valendosi di tutti i pretesti ch'egli aveva suggeriti,--ad un nuovo abboccamento. C'era venuta vincendo tutti gli ostacoli, sormontando tutte le sue esitanze, forzandosi ad attenuare col ragionamento, radicato d'altronde nella fermezza de' suoi propositi, ogni scrupolo, da cui sulle prime era stata rattenuta.
L'incontro seguì, in modo che avesse tutte le apparenze di una innocente casualità, sulla pittoresca strada di Fontanabona, che Loreta percorreva non di rado nel recarsi a visitare una delle poche famiglie del paese, con le quali manteneva rapporti d'amicizia.
Si trova--a mezzo di quella strada, la quale s'inerpica, costeggiata da alti pioppi, sui fianchi di una facile collina,--una sorgente d'acqua limpidissima e fresca, che i campagnuoli chiamano, con una delle loro armoniose voci dialettali, il Çiton, ed a cui attribuiscono per inveterata tradizione meravigliose virtù salutari. In autunno, i villeggianti, che trovansi numerosi ne' paeselli della pianura di Tricesimo, prendono volentieri questo luogo a meta delle loro escursioni e se le grandi meraviglie della sorgente si riducono per giudizio degli increduli alla purezza della vena invariabilmente gelida e chiara come cristallo, pure, specialmente nelle primissime ore del mattino, al Çiton ritornano tutti assai di buon grado, attratti dall'amenità della strada e dal romantico paesaggio che da quel punto si ammira.
Nel pomeriggio sono assai più scarsi i visitatori, tanto che ordinariamente per il lungo viale non s'incontra che a radi intervalli qualche abitante del paese, che sale verso Fontanabona o ne scende avviato alla pianura.
Il conte aveva pensato che questo fosse il luogo migliore per incontrarsi con Loreta; e tale pensiero gli era venuto naturalmente quand'ella ebbe una volta accennato per caso in sua presenza al Çiton, parlando delle proprie visite alla famiglia di Fontanabona, che egli pure aveva conosciuto alla sagra di Nimis.
Però ad onta di tutte le persuasioni impiegate e della promessa, ch'egli alla fine aveva saputo strappare alla Sant'Angelo, Alvise sino all'ultimo momento dubitò ch'ella tenesse la data parola. Fremente d'impazienza egli erasi trovato al luogo del convegno ben più d'un'ora innanzi a quella fissata. E poichè il tempo dell'attesa, nel silenzio di quel viale solitario, gli pareva interminabile, aveva già cominciato a disperare che Loreta venisse. Fermo sul muricciuolo, che circonda la spianata nel cui mezzo è la polla della sorgente, egli tenea fissi gli occhi sulla campagna, spiando se la signora apparisse, tendendo l'orecchio ad ogni rumore. E fu con un palpito forte nel cuore ch'egli vide alla fine spuntare alla svolta del sentiero, presso il piede della collina, la figura di Loreta.