E brevemente, colla voce che gli tremava, narrò, incalzato da qualche rapida domanda di Loreta, alcuni strazianti particolari che accompagnarono lo spegnersi di quella miserevole e purissima vita: le parole di ricordo, d'affetto, di pietà, ch'ella ebbe per tutti, che lasciò per tutti, soavi come l'ultimo profumo di un bel fiore, che si piega intristito.
--Poi,--egli continuò,--quando io e mia madre fummo soli....
Qui ebbe una nuova e prolungata reticenza, durante la quale parve volesse raccogliere le sue idee; quindi, con un gesto come di chi rinuncia a descrivere cosa, per la quale comprende la propria parola impotente:
--No, inutile il dirvi; voi comprendete.... Davanti al cordoglio intenso, commovente, ribelle ad ogni conforto, in cui vedeva piegata mia madre, io non ebbi più il capo a nulla. Non v'era ora del giorno in cui la mente di quella donna infelice non tornasse con un furore disperato, con una commozione ardente, a quell'angelo poveretto che la morte ci aveva rapito.... Nulla riusciva a distrarla, nulla a scuoterla: il dolore di quella nuova sventura aveva portato una scossa terribile alla sua fragile salute. E fu appena in quei giorni, Loreta, che io sentii quanto amavo mia madre; e vi giuro che, al vederla così com'era, sarei stato pronto a tutto purchè da me le potesse venire una consolazione, purchè le sue forze avessero potuto ritemperarsi.... Consultammo i medici: chiedemmo il consiglio degli amici. Ma con quale profitto!... La sorella di mio padre, Maria Luigia Nathan, un'angelica e pietosa donna, accorse allora. Venne a Verona, impiegò tutte le più calde persuasive dell'affetto per indurre mia madre a lasciare quel soggiorno: suo marito, il barone Nathan, doveva passare quell'inverno in Egitto per incombenze diplomatiche affidategli dal governo inglese: ci offerse l'ospitalità più cordiale nella sua casa, facendo valere la circostanza del beneficio che da quel clima mitissimo avrebbe potuto derivare a mia madre.... Ma ella non volle. Protestò con l'usato animo che, sentendosi ormai condannata ella pure, voleva morire nella sua patria, nella vecchia sua casa, dove aveva per sì poco goduta la felicità e dove aveva veduto distruggersi tanta parte del suo cuore. E quel presentimento si avverò, ahimè, troppo presto.... Ella passò come visse, serena, rassegnata, senza timori della morte... Una sola cosa ella mi domandò per poter morire tranquilla: che io le promettessi di non far nulla mai nella mia vita che fosse derogazione alle massime da lei ognora professate o ch'ella avesse potuto in alcun modo disapprovare. Promisi, senza pensare a ciò che facessi, dimenticando--e lo confesso come una colpa che non so perdonarmi--dimenticando.... anche quello che dalla mia mente non avrebbe dovuto cancellarsi mai più....
--Avete compiuto il vostro dovere, Alvise. Questo era il primo de' vostri doveri.
--Sì, avete ragione. Così in quell'ora angosciosa ho giudicato anch'io. Ma poi--oh! questo almeno credetemi!--ho sentito che altri doveri erano per me altrettanto forti, altrettanto santi!... Da quel momento non pensai che a voi: vi cercai con desiderio intenso: ho sperato mille volte che vi sareste decisa un dì o l'altro a darmi vostre notizie. Ma nulla, nulla e sempre nulla! Mi credetti obbliato; vi credetti morta; pensai (sì anche questo pensai!) che la vostra sorte vi avesse condotto a migliori fortune.... Allora, infiacchito, sfiduciato, senza più uno scopo dinanzi a me ed esortato dai medici a vigilare sulla mia salute gravemente scossa, lasciai l'Italia, vissi per qualche tempo con mia zia, la contessa Polverari-Nathan, la quale m'aveva preso affetto di madre; poi, in cerca di distrazione e di arie salutari, viaggiai: un inverno a Madera, quindi alle Indie, in China, al Giappone.... Mi feci una nominanza di avventure singolari e romanzesche: fole di cronisti male informati e dicerie senz'ombra di verità. Dissero di un mio matrimonio a Valparaiso. Poi, forse indotti in errore da una somiglianza di nome, mi fecero eroicamente morto... che so io in quale strana avventura in un angolo selvaggio dell'Australia.... Morto; no, non era vero.... Ah! quanto meglio sarebbe stato per me!... Era finito tutto, allora, tutto....
Loreta, che aveva ascoltato fin qui, come soggiogata dalla potenza dell'accento d'Alvise, rialzò a questo punto i suoi occhi lucenti di lagrime:
--Finito!--ella esclamò poi, con lentezza.--Finito era tutto egualmente. Ormai nulla avrebbe potuto più ricongiungerci....
--Nulla! Perche? Se io vi avessi ritrovata.... Se voi non aveste voluto sottrarvi a me, come avete fatto, senza darmi più notizia alcuna della vostra sorte....
--No, Alvise, non dite così! Abbiamo piegato entrambi a un volere più forte di noi.... Così doveva essere. Sarebbe stato inutile il ribellarci a quello che il destino aveva segnato!