--Lasciatemi....--mormorò concitata.--Io scendo sola verso il villaggio.... Voi seguite la strada del colle verso Fontanabona....
Egli le prese rapidissimamente la mano:
--Ci rivedremo, Loreta?--mormorò ansimante, mentr'ella già si staccava da lui, avviandosi.
Confusa, tremante e come vinta per un attimo da quella incoscienza di tutto, che colpisce lo spirito sotto la minaccia di uno stringente pericolo, ella si lasciò sfuggire una parola di adesione, breve e sommessa come un sospiro:
--Sì.... sì....
E si separarono frettolosi: Alvise prendendo la via verso il colmo del poggio, Loreta scendendo alla pianura, ove il sentiero campestre raggiunge la strada maestra, che attraversando Tricesimo conduce direttamente alla villa dei Sant'Angelo.
Dopo solo pochi momenti Loreta s'imbattè nella persona che coi suoi passi aveva determinato la rapida separazione di lei e d'Alvise. E fu con un senso di ripugnanza ch'ella riconobbe nel solitario passeggiatore il pievano di Collalto, don Giovanni Morganti. Secondo il suo costume il degno Prè Zuan se ne veniva lentissimamente, col cilindro all'indietro, colle lucide guance vivamente arrossate, col sigaro di Virginia all'angolo della bocca sdentata. Allo scorgere la signora Sant'Angelo il vecchio prete trasse dalle labbra il sigaro e, fissandola in viso coi suoi occhi insolenti, ebbe una curiosa smorfia, che si sarebbe detta di ironia e di gioia al tempo stesso.
Loreta passò rapida oltre. E il prete allora, lanciatale dietro un'altra occhiata, affrettò a sua volta il passo curiosamente, mettendosi a fischiettare con aria di spavalderia il ritornello allegro di una canzone popolare.
La Sant'Angelo era rientrata agitatissima, in preda ad una eccitazione penosa, che per qualche momento ella credette impossibile di poter nascondere o dominare. La coscienza della propria agitazione era così piena in lei da farle credere inutile ogni tentativo per mascherare più oltre al professore il vero stato dell'animo suo. La sua mente le diceva che appena egli l'avrebbe veduta, il vero gli sarebbe stato palese. Epperò nel varcare la soglia della casa, ella aveva provato un invincibile e profondo timore. Ma il capriccio del caso parve venuto in suo soccorso. Il suo incontro con Mattia fu ritardato da speciali circostanze: il professore era stato trattenuto all'ufficio comunale di Tricesimo per certi urgenti ed improvvisi interessi d'indole elettorale ed aveva lasciato detto che sarebbe rientrato più tardi, anzi che non l'attendessero nemmeno. Il tempo così intercorso giovò a rimettere l'animo di Loreta ed a riguadagnarle la calma necessaria a coprire il suo turbamento.
Il Sant'Angelo ritornò infatti assai tardi e, trovata la moglie che ancor l'attendeva per la cena, non mancò di farle un gentile rimprovero per il disturbo dell'attesa, ch'ella, a malgrado del suo avvertimento, s'era voluto procurare. Poi, poco appresso, quando furono a tavola, Loreta notò subito come il consorte fosse tutt'altro che del consueto umore: parlava poco, rannuvolato in viso, e la premurosa Vige spendeva indarno le sue abitudinarie magnificazioni a' propri manicaretti, che quella sera rimanevano proprio quasi intatti, con grandissima mortificazione al suo orgoglio di abilissima cuoca.