--Va a Moruzzo, contessina?--domandò garbatamente, col berretto in mano.
--Sì, a Moruzzo.
--C'è andato anche il signor conte Alvise. Ma mi pare che il tempo voglia farne una delle sue. C'è un buio laggiù dalla parte di Tarcento.... Sarebbe meglio tornare, contessina.
Loreta sorrise.
--Non ne indovinate mai una voialtri. Non sarà nulla. In meno di mezz'ora avremo il sole.
E la carrozza proseguì.
Ma non erano trascorsi dieci minuti che un improvviso incalzare del vento die' ragione a' consigli del vecchio fattore. Un polverone bianco, accecante, si sollevò sulla strada maestra, mentre in fondo all'orizzonte oscuro, di là dalla città di Udine, un rapido balenio rompeva a tratti con un solco rossastro la nuvolaglia bigia.
Lungo la strada vedevansi ora le contadine chiudere affrettate le finestre dei casolari e sbarrare le porte degli stallaggi. Dalla parte di Moruzzo scendevano di seguito numerosi carrozzini coi cavalli lanciati a gran trotto: molte donne e molti uomini coi canestri in capo e con fardelli in mano venivano frettolosi nel gran polverone, cacciati evidentemente dal campo della fiera, ove l'avvicinarsi del temporale aveva disertato il mercato e rotte le contrattazioni.
Il cavallo dei Sant'Angelo repentinamente s'arrestò recalcitrando, colle orecchie ritte, fiutando esso pure il maltempo.
Allora Agnul si risolse a parlare: