--Che si fa, signora? Il temporale viene. Torniamo?

Ella parve per un momento indecisa. Quell'aria acuta che le sferzava il volto, quella sorda minaccia della tempesta che pesava tutto intorno, le dava quasi un senso di ebbrezza.

Agnul timidamente ripetè la sua domanda.

Fu in questo momento che una carrozza, la quale scendeva dal paese, s'incrociò con quella dei Sant'Angelo. E tosto una voce: quella di Alvise Polverari, ordinò vibratamente al cocchiere di fermarsi.

Subito i cavalli si arrestarono e il conte Alvise, balzato a terra, s'affrettò premurosamente al carrozzino, in cui sedeva Loreta.

--Ella pure diretta a Moruzzo? Peccato, peccato!... Un vero contrattempo.... Avesse visto! Un fuggi-fuggi generale: lassù ormai non ci deve più essere anima viva.

--Infatti,--ella disse,--non c'è ormai proprio che il tempo di mettersi in salvo.

--Avrebbe in mente di rifare la strada?

--E come no! Da qui a Tricesimo....

--Da qui a Tricesimo c'è un'ora buona. Il temporale sta per iscoppiare. Sarebbe un'imprudenza. Guardi....