--Non dite così, conte. È vero che io vi ho dato promessa che ci saremmo riveduti. È pur vero che io stessa ho desiderato di potervi parlare. Ma....

--Ma?...--egli chiese ansiosamente, incoraggiandola a continuare.

--Ma--ella rispose con accento severo,--ritenevo che voi doveste immaginarvi quale poteva essere lo scopo, l'unico scopo, del nostro incontro....

Poi, dopo un breve silenzio, ella proseguì lentamente:

--Se è vero, Alvise, che voi mi avete amata e che in un'ora della vostra vita io fui qualche cosa per voi, saprete ascoltare la mia preghiera; poichè è una preghiera, Alvise, che io vi faccio con tutto il mio cuore.... Lasciatemi, andate lontano, non vogliate, dopo tutto quello che ho sofferto, farmi ancora del male. Io voglio, Alvise, che voi sappiate obbedire alla ragione; e se la mia parola non sa infondervi questa forza, voglio che la chiediate alla vostra coscienza di gentiluomo. Perchè vorreste turbare una casa onorata, distruggere quella felicità che io, dopo tante traversie, mi sono finalmente creata qui, nella stima e nell'affetto di un uomo onesto e buono?...

Egli ascoltò senza rispondere, agitatissimo.

--Mi parlate di doveri!--esclamò poi vibratamente. --È bello quello che voi fate ed io ne sento e ne apprezzo tutta la generosità. Ma voi credete che a questi doveri si possa obbedire con tanta abnegazione, senza che il cuore si ribelli, senza che nulla, nemmeno la sicurezza di essere stati amati veramente, ci conforti?

E poichè ella levava su lui in atto di interrogazione gli occhi, stupita di quell'ultima frase:

--Sì,--egli ripetè,--ho detto "senza la sicurezza di essere stati amati" perchè se voi, Loreta, in un tempo lontano mi aveste amato veramente, se mi aveste amato soltanto un poco, no, non avreste potuto parlarmi ora con la freddezza con cui mi parlaste....

--Io ho fatto il mio dovere, Alvise!