Egli parlava ora irruentemente, col volto presso il volto di lei in modo che il suo respiro infiammato le bruciava la fronte. Era nel suo accento tale una soave dolcezza, tale un'intonazione di preghiera e di passione a un tempo, ch'ella ad un tratto, come pervasa da una malìa per tutte le vene, chiuse gli occhi, debolmente, infiacchita.
--No, Alvise, no.
Ma egli non le lasciava più le mani, che aveva allacciate alle sue, tenacemente, in una stretta convulsa.
--No, Alvise, no.
--Loreta, pensate, pensate: sarebbe ben tristo da parte vostra il contendermi quest'ora felice che la sorte mi ha riserbato.... Sì, sì, partirò, se vorrete: tra pochi giorni fra me e voi sarà ancora una volta la lontananza infinita.... Ma oggi.... oggi.... L'oggi, Loreta, è mio, è nostro: nessuno può rubarmi questo momento di contentezza sublime ed insperata. Poi.... sarà quello che il destino ha segnato: sapete che i miei giorni sono contati, sapete quale condanna grava sopra di me.... Morirò presto. Ma non importa, Loreta: so che tu mi hai amato, so che ti amo.... supremamente, immensamente....
Dicendo così con voce rotta, quasi con un rantolo di gioia e di trasporto, le sue mani faceansi sempre più forti, stringendola in una stretta disperata.
--Loreta, Loreta!
Ella non vide più nulla: un velo grigio s'era steso dinanzi alle sue pupille: subitamente, come se tutto il suo sangue avesse cessato di scorrere, ella si sentì irrigidita, coi nervi paralizzati, fissi gli occhi estatici negli occhi deliranti di quell'uomo che la teneva in sua balìa, vinta, incapace di sprigionare più una parola od un grido dalle labbra frementi, ch'egli premeva ormai in un lungo ardentissimo bacio....
Da quel delirio soave a cui s'erano abbandonati e l'uno e l'altra quasi inconsciamente, cedendo al fiero impulso delle anime loro; da quella ebbrezza, colpevole ma divina, che era il trionfo ineluttabile della giovinezza, dell'amore rinascente, delle memorie risorgenti, si destarono entrambi con un turbamento amaro e doloroso. Rinato appena il dominio della ragione sulla febbre cieca dei sensi, e l'una e l'altro ripresero tosto la coscienza della loro posizione.
Loreta per la prima si riebbe da quello smarrimento: per la prima riascoltò la voce del dovere che elevavasi ora con un aspro rimprovero dal fondo del suo cuore.