Egli rimase interdetto, fissandola, indovinando il pensiero che era in lei, invaso a sua volta da un malessere sinistro, che gli gelava la parola sul labbro.
Lentamente, senza dirsi più nulla, uscirono dalla sala e scesero lo scalone, rischiarato scialbamente dalla luce tremola che pioveva da una vecchia lanterna veneziana, accesa già sotto l'arcata ampia del vestibolo.
Nel cortile il cavallo era attaccato. Ma Agnul, il fattore Beppo e le figlie di lui unitamente ad altri contadini, trovavansi a qualche distanza, raccolti tutti insieme dinanzi all'uscio d'una delle piccole case coloniche, presso il quale, sopra un ceppo rovesciato, sedeva la vecchia nonna Mariute.
La vecchia parlava a lenta voce e pareva che tutti l'ascoltassero con profonda attenzione. Era generale nel paese l'abitudine di farle narrare per ispasso le solite storielle, ma per quanto tutti le conoscessero a memoria e sapessero pure come la povera ottuagenaria da molti anni non avesse più la sua ragione, finivano sempre per ascoltarla con un curioso interessamento.
Quella sera il solo Beppo pareva che, tanto per farla arrabbiare o per crescere il divertimento degli altri, si mostrasse incredulo di quanto ella veniva narrando, poichè appunto verso di lui ella rivolgevasi stizzosamente nel momento stesso in cui Loreta ed il conte uscivano dall'androne:
--Ridete, ridete voialtri! Ma io vi dico che il conte Sebastiano è tornato.... Torna sempre nelle sere come questa.... In una sera come questa si è ucciso lassù....
E tendeva il dito verso i veroni della sala, che Loreta e Alvise avevano lasciata, illuminati in quel momento dal rapido strisciare di un lampo.
Loreta a quel discorso, che già un'altra volta aveva udito con le stesse frasi dalla bocca della strana vecchia, si sentì riafferrata dal terrore di poco prima.
E nell'atto che saliva nel carrozzino, costretta a porgere la mano al Polverari, non gli disse che alcune poche parole, rapidamente, con accento di intensa preghiera:
--Ed ora.... Alvise, siate forte.... ed abbiate pietà di me!