Ma da questa perplessità angosciosa, durata appena un istante, ella fu tratta immediatamente dall'accento con cui il professore le volgeva il suo saluto. Colpita dapprima da quell'intonazione pacata, che nell'animo agitato da tanti timori le riusciva pressochè inattesa, si sentì tosto rinfrancata. E al saluto di Mattia rispose con sufficiente naturalezza riguadagnando a poco a poco lo spirito e ricuperando, a mano a mano ch'egli le parlava, la propria sicurezza.
Il professore pareva tranquillo: l'irritazione nervosa, che quella mattina aveva tradito in ogni suo atto, sembrava svanita; solo permaneva nelle fattezze di lui come un'ombra di stanchezza, che allo sguardo di Loreta non poteva sfuggire.
Tuttavia di quella calma ella restò persuasa. E soltanto a un certo momento il dubbio le venne d'essere indotta in errore, alla contrazione che apparve per un attimo nel volto di Mattia, quand'ella ebbe detto dell'ospitalità trovata durante l'imperversare del temporale nel palazzo Morò-Casabianca.
--Ah!--egli aveva esclamato subito,--nel palazzo Morò!
Poi con una interrogazione, fatta lentamente, cogliendo una frase del racconto udito:
--Per un'ora?--egli disse.
--Sì.... per un'ora,--rispose lei, macchinalmente, fissandolo come per iscoprire il recondito senso di quella domanda.
Ma il discorso non ebbe seguito. Un silenzio increscioso regnò quindi fra i due. Solo più tardi, al momento che stavano per ritirarsi dopo la cena, il professore, levando d'un tratto uno sguardo freddo e severo sopra la moglie, pronunciò con manifesta intenzione queste parole, che la fecero trasalire:
--Domattina, molto per tempo, debbo recarmi a Morò-Casabianca....
--A Morò?--ella chiese, non riuscendo a nascondere il suo turbamento.