E po dopo maridadis

Nome spinis e dolors.

Egli ricordò. Ricordò le parole che quella stessa canzone gli aveva inspirate una notte non lontana, sulla strada di Nimis, quand'egli credulo, felice, sicuro, piegavasi all'orecchio della sua Loreta, appassionato come un amante, mormorandole un complimento che era una carezza, una benedizione, l'espressione fervidissima della riconoscenza ch'egli le doveva per la propria felicità invidiabile ed invidiata: "Questa canzone?... Ebbene?.... chi meglio di noi può affermare ch'essa è bugiarda!"

E adesso?...

Pochi minuti di poi il fattore Beppo, accoltolo con la sua solita festosità cordialona, lo conduceva al conte Alvise.

--Nella sala dei quadri....--aveva detto il vecchio fattore con quella specie di orgoglio, che la rinomanza del palazzo affidato alle sue cure giustificava,--è sempre lì: ci si trova tanto bene!

Alvise era infatti nella sala dei quadri e quando Mattia Sant'Angelo entrò stava ordinando alcune carte sulla scrivania posta presso uno de' grandi veroni, dov'era il busto marmoreo di Sebastiano Morò.

Il professore ristette con un involontario atto di titubanza presso alla soglia. Ma il conte subito sorse in piedi e gli mosse incontro.

Benchè Alvise nel compiere quest'atto cortese non avesse tradito il menomo imbarazzo, tuttavia non isfuggì al Sant'Angelo il pallore straordinario del suo viso e l'aggrottamento subitaneo della sua fronte quand'egli entrò nella camera.

--Professore, lei! È una lieta sorpresa!