--Sì, l'ho detto anch'io: una vigliaccheria di persona nemica, una bassa vendetta suggerita certo da vecchi rancori.... Ma che importa! Non è per giudicare questo atto codardo che io sono qui....

--Ed allora?--chiese Alvise lentamente, levando lo sguardo interrogatore in volto al Sant'Angelo.

Questi ebbe un momento di esitanza. Poi riprese subito:

--Allora.... È per fare innanzi tutto appello a quel sentimento, col quale io ho salutato la sua presenza in casa mia come quella di un fratello. Poi.... È per dirle, conte, con aperta schiettezza, quale battaglia si vada combattendo dentro di me.... Se un giorno un sospetto aveva potuto farsi strada nel mio cuore, ho combattuto con ogni mia forza per cacciarlo, per farlo tacere.... È venuto questo foglio maledetto.... Non fui più padrone di me: non si ragiona più quando ci par di veder crollare in un punto solo tutti i nostri affetti, tutti gli ideali nostri più cari. Mi vedevo colpito in quello di più sacro che io avevo al mondo: Loreta, la compagna adorata e stimata: Ella, conte Alvise, l'uomo a cui mi legano tante memorie incancellabili di gratitudine e di reverenza! Se avessi potuto darle il mio sangue, i miei beni, la vita, sarei stato pronto: sarebbero stati nulla di fronte a quello che i Polverari hanno fatto per la famiglia mia.... Ma il mio onore, l'aspirazione gelosa di tutta la mia esistenza!... Comprende ora ciò che deve essersi agitato in me dopo la lettura di quella lettera infame? Comprende la necessità alla quale obbedisco nel chiedere alla sua fede di gentiluomo una franca dichiarazione, alla sua lealtà di amico una parola sincera, che metta in fuga i miei dubbî e mi torni alla mia pace?...

Mentr'egli parlava ognor più concitato, con l'irruenza d'un'emozione crescente, Alvise Polverari sentiva farsi sempre più forte nel suo interiore quello sgomento strano che non l'aveva più abbandonato dall'istante in cui Loreta, lasciandolo la sera innanzi, gli aveva mormorato con tanto sentimento quella frase supplice e così eloquente: "Ed ora, Alvise, siate forte ed abbiate pietà di me!"

Il male, ch'egli aveva fatto con la sua comparsa in quella casa onorata e felice, gli appariva chiaro alla vista: la debolezza, cui aveva ceduto e nella quale aveva trascinato pure quella donna, sedotta dall'irresistibile miraggio del passato, gli risorgeva ora al pensiero come un'ignobile colpa: la parola seria e cordiale dell'uomo semplice ed onesto, che veniva a lui con tanta nobiltà di espansione a difendere il proprio onore ed a tutelare la propria felicità e che, mentre avrebbe avuto il diritto di erigersi a giudice implacabile, non sapeva rinunciare ancora ad un estremo raggio di fede, al culto delle sue memorie custodite come un pio retaggio nella sua anima intemerata--la parola di quell'uomo generoso gli era penetrata nel cuore, acuta come il più duro dei rimproveri, dolce come la più commovente delle preghiere.

Nell'ora del delirio, in cui non aveva saputo più nulla, non aveva ascoltato più nulla, tranne la voce irragionevole dell'istinto reclamante con fiero grido l'esaltamento supremo dell'amore lungamente frenato, lungamente deluso, s'era egli lasciato già sfuggire, alla povera donna languente sotto il fascino della sua parola infocata, la promessa ch'egli sarebbe partito, che l'avrebbe ridonata alla sua pace, che non avrebbe attentato più alla tranquillità in cui ella erasi conseguito il diritto di continuare e fornire la sua travagliosa esistenza.

Sarebbe stato questo un sacrificio immenso: la rinuncia a tutto: il distacco definitivo dalla parte migliore della sua vita.

Ma se un'esitanza fino a quell'ora era rimasta in lui; se, pensando al bene ch'egli perdeva, ancora s'era affaticato a ricercare morbosamente con tutte le sottigliezze del suo spirito, il modo di eludere la voce che l'ammoniva a non volere il male di quella donna da lui così fortemente amata, ora, dinanzi al nobile contegno, alla commovente bontà del Sant'Angelo si sentiva sopraffatto, novellamente, come da una chiara perfetta nozione di ciò che ormai era il suo dovere impreteribile, d'uomo di cuore e di gentiluomo.

Nel suo pensiero la decisione di quello che avrebbe fatto s'era determinata nettamente; si sentiva sicuro di sè, obbediente ad un impulso interamente sincero.