Tuttavia, benchè forte di questa coscienza, Alvise cercò invano di darne manifestazione concreta con una esplicita risposta al Sant'Angelo.

Ma il professore dopo una breve pausa rinnovò con voce molto commossa la sua domanda:

--Ebbene, conte Alvise, ebbene?

--Ebbene, professore.... Quando poco fa ho letto quelle brevi linee, che non so chi--un'anima certo malvagia--le ha diretto, non ho saputo qualificarle altrimenti che come una sozza vigliaccheria. Dopo quanto mi ha Ella detto adesso io non saprei più trovare una parola atta a qualificare cotesta azione bassa ed infame. Ed ora, di fronte ad un simile atto codardo dovrei scendere ad una giustificazione! No. Ella non può domandarmelo ed io non lo farei. Questo solo le dico: che Ella si renda conto del vero, dai fatti.... Fra poco, domani ancora, io partirò: vissuto appena poche ore in un luogo, dove mi parve di aver trovato tanto sorriso di amicizia e di simpatia, me ne allontano, come vuole la mia sorte, non ancor paga di cospirare contro di me.... Andrò lunge ad aspettare la fine di questa miserabile mia vita.... Non sarà lontana, per fortuna: lo sento e vi sono preparato.... Ma così.... che cosa potrei io più farle di male? di quali timori potrei io esserle ancora la causa?...

Il Polverari aveva detto questo con una grande tristezza, forzandosi ad infondere alle sue parole, pur pronunciate con palese pena, quell'accento di sincerità che induce ed afferma in altri la fede.

Il Sant'Angelo fu scosso dalla risposta, ma l'animo suo non ne restò persuaso.

--Ella partirà?--domandò vivamente.

--Partirò, l'ho detto.

--Partirà.... per riguardo a quello che si è parlato oggi fra noi?

--Anche per quello.