Ella a queste parole si sentì venir meno. Ma dunque s'era ella ingannata ancora una volta, quando aveva creduto che a Mattia fosse nota per intero la gravità del suo peccato? Era possibile ancora un'illusione? Non aveva egli dunque intuito peranco nel suo volto, nel suo smarrimento, nella sua angoscia, tutta l'orribile verità di quello che era stato?
Terrorizzata da questo pensiero, incapace di articolare parola, aveva abbassato lo sguardo, sentendo un'onda di fuoco che le saliva al viso.
Per un momento ella stette per tradirsi. Dall'anima sua, martoriata già troppo, stava per erompere la parola del vero. Vacillante, estenuata, tendendo le mani supplici verso quell'uomo, ch'ella non doveva lasciar più a lungo nell'inganno, cadde in ginocchio innanzi a lui.
--Mattia, Mattia!
Il professore, con le guance bagnate di lagrime, la sostenne, la rialzò.
--Loreta, è stata per noi una brutta ora! Essa è trascorsa. Nulla deve farla più rammentare. Bisogna che sia così. Se non avessi creduto che ciò possa essere, avrei preferito morire....
Ella si scosse, con un brivido sinistro, stringendosi in un atto istintivo contro il petto di Mattia.
Un lungo silenzio corse.
Quindi egli, come se in quell'intervallo avesse ritrovata tutta la sua energia:
--Non piangere più,--riprese con l'accento ridivenuto mitissimo.--La nostra vita potrà essere bella ancora. Coloro che mi vogliono male non avranno raggiunto nemmen questa volta il loro scopo. Sì, Loreta, io dovevo sapere che qualunque cosa ti avesse parlato nell'anima del passato, tu non avresti potuto dimenticare quello che sei, la promessa che tu mi hai dato.... il nome che porti....