E dopo una breve pausa, durante la quale sentì Loreta abbandonarsi più gravemente sul suo petto:

--Alvise....--egli soggiunse, interrompendosi con una esitanza improvvisa.

Ella levò il capo, vivamente.

--Alvise?...--domandò come esortandolo a continuare.

--È onesto. Comprese quale sia il suo dovere. Partirà.

Loreta non rispose, le sue labbra si agitarono per un istante senza che ne escisse una voce. Poi ella chiuse gli occhi, stringendosi con forza alle braccia di Mattia.

Il Sant'Angelo la sostenne e l'adagiò con soave premura in un seggiolone, ch'era lì presso. Poi non ascoltando più che un sentimento di pietà dinanzi a quella crisi, che gli appariva naturale dopo le tante emozioni per le quali Loreta era passata, egli si curvò affettuosamente su lei, in atto di accarezzarle i capelli.

Ma d'improvviso s'arrestò. Dagli occhi affossati di Loreta continuava a scendere, sulle sue guance mortalmente pallide, un lento e copioso pianto. E quando una di quelle lagrime gli cadde ardente sulla mano un torbido lampo gli attraversò il pensiero, facendogli risorgere più tormentoso il dubbio crudele, che s'era affidato non dovesse tornargli mai più. L'amore, ch'egli aveva creduto morto nel cuore di Loreta durava dunque ancora? Ed eran forse quelle lagrime per l'amore remoto, per l'amore della giovinezza, trionfante ancora?...

Ritto in faccia a lei, come assorto in un rapimento morboso, egli attese. Furon forse pochi minuti e parvero a Mattia un tempo infinito. Ella finalmente parve riaversi, si riscosse e fe' l'atto di correre a lui.

--Oh! Mattia, Mattia.... Non ho sognato? È vero quello che tu mi hai detto? che mi vuoi bene ancora, che mi credi degna di te?...