Mattia, invaso dal terrore, s'era gittato subito a ginocchio accanto a lei, sollevandole il capo, cercando le sue mani. Ella era fredda, inanimata, con le pugna contratte come in una convulsione dolorosa: solo, ad intervalli, un breve respiro le usciva affannosamente dalle labbra. Il professore ebbe un lampo di speranza: viveva, viveva!... e tosto, ringagliardito, con una slancio pieno di passione, sollevò da solo fra le sue braccia il corpo di Loreta e, tenendola strettamente contro il petto, la portò in casa.
Coricata nella sua stanza, mentre si ricorreva premurosamente a tutti gli espedienti consigliati dalla pratica domestica per simili casi, Agnul era corso al paese a cercarvi il medico. Ma sia che il ragazzo non l'avesse subito trovato o che per qualche altra ragione questi non potesse incontanente rendersi all'invito, si dovette attendere prima del suo arrivo per oltre un'ora: tempo che parve, all'ansiosa impazienza del Sant'Angelo, più lungo d'un secolo. Loreta, a malgrado avessero tentato ogni mezzo per ricondurre il calore alle sue membra irrigidite, pareva scossa continuamente da un brivido di freddo: chiusi sempre gli occhi, mentre giù per le guance livide scendevano sempre le lagrime, ella, col capo bruno affondato ne' guanciali, rimaneva immobile, senza conoscenza.
Mattia agitato, fremente, smorto come un cadavere, non sapeva allontanarsi da lei. Curvo sul letto, procurando di scaldare nelle sue mani le povere mani assiderate di lei, spiava ansimante ogni suo movimento, tendendo l'orecchio ad ogni rumore giù nel cortile, nella speranza che il medico finalmente arrivasse. Ma il tempo passava e questi non compariva.
La Vige pallida anche lei, taciturna, vedendosi impotente ad ogni soccorso, s'era messa accanto alla finestra a spiare se tra la nebbia della notte, giù per lo stradone, comparissero alla fine le lanterne del carrozzino. Ma nulla, nulla. Le tenebre intorno alla casa parea la chiudessero in un isolamento sinistro. Sempre, nel silenzio grave della camera, il respiro difficile che sfuggiva a irregolari intervalli di mezzo alle labbra azzurrastre della signora.
Finalmente a un tratto parve a Mattia che un leggero acquietamento intervenisse in lei. Le sue dita si agitarono, come cercando un appoggio: un sospiro profondo le uscì dal petto.
--Loreta, Loreta....--egli la chiamò.
Lentissimamente ella aperse gli occhi: con uno sguardo smarrito li girò intorno a sè, poi fissando il professore, un'espressione di sgomento le si delineò nel viso.
--Loreta, Loreta!--egli ripetè con una intonazione supplichevole, per chiamarla alla vita, alla coscienza, accarezzandole il capo con una carezza soave come quella di una madre.
Ella parve riconoscerlo: parve riacquistare subito consapevolezza di tutto e con un impeto subitaneo s'afferrò alle sue mani:
--Mattia, perdono, perdono!...