--Il povero conte Sebastiano se fosse qui ad udirvi non vi darebbe ragione, signora mia!...
--Il conte Sebastiano è stato uno sfortunato. Che vuol dire per questo? Che tutti debbono essere sfortunati come lui? No, no e poi no!--insisteva animandosi la signora.--Queste sono idee pericolose, di gente senza fede. Sapete quale è stato il torto del conte Sebastiano? Quello di aver voluto finire in tal modo. Quella donna non valeva davvero il sacrificio della sua vita. Sono esaltazioni da romanzo, codeste!...
--Sarà vero, cara mamma, quel che tu dici. Ma con tutto questo mi par pure che per il conte ci sia una scusa. Era accecato. Era crollato intorno a lui tutto quanto. Io mi metto ne' suoi panni e lo capisco. O amare così o non amare affatto!
Nel profferire queste parole il professore Mattia era seriissimo e la sua voce rivelava la profonda convinzione.
La signora Chiara si levò allora, con un po' di dispetto, contrariata, dal suo seggiolone:
--Già, già: siete tutti d'accordo! Una bella declamazione anche la tua!...
Il professore si mise a ridere:
--È assai buffa, non è vero, una declamazione di questo genere sulle mie labbra? Ma mi ci avete tirato voialtri proprio per i capelli!...
Proseguendo indi lo scherzo uscirono dal palazzo che già il sole era scomparso. L'aria era fresca. Nella luce rosea del crepuscolo una leggiera nebbiolina alzavasi dalle valli, lungo il piede delle Carniche, avvolgendo come in un velo i bianchi villaggi lontani.
Nello scendere lo stradone che conduceva alla strada maestra, i visitatori passarono dinanzi al gruppo delle case coloniche, costrutte al di là dell'ampia braida. Le porte erano quasi tutte aperte e le piccole cucine affumicate, in cui le donne apprestavan la cena, apparivano rosse al guizzare delle grandi fiammate accese sui bassi focolari. Sulla soglia di una di quelle casette, una vecchia stavasene seduta sur un banco di pietra, coi gomiti sulle ginocchia e la testa raccolta fra le palme.