Così, senza pensieri, senza neppure la più piccola noia inerente all'amministrazione de' suoi beni, Mattia Sant'Angelo si fece un uomo.

Il giovane, pieno d'ingegno e costretto dall'abitudine, dall'ambiente e un po' anche dall'indole propria riflessiva, si dette con trasporto agli studi. Suo padre aveva radunato nella loro casa una grande biblioteca, composta per la maggior parte di opere scientifiche, d'archeologia e di storia, ed anche aveva lasciato un ricco medagliere, cominciato ancora ne' primi anni dopo il suo ritorno dall'Università e nel quale si contavano intere e pregevolissime serie di monete, delle antiche zecche del Friuli, dell'Istria e di Venezia.

Mattia Sant'Angelo si innamorò di quegli studi. Essi gli destavano nel cuore molti e soavi ricordi. Rammentava come suo padre si facesse un orgoglio di quelle collezioni, alle quali aveva pensato persino negli ultimi tempi di sua vita, in terra straniera. E attratto sempre più dall'interesse delle ricerche, lusingato dai primi successi ottenuti, il giovane, rinunciando ad ogni altra ambizione, se ne viveva contento. In casa, nelle due ampie stanze terrene, onde vedeva tanta estensione, di bella campagna, a poco a poco, a furia di spese sapienti e di cure indefesse, si era venuto formando un vero museo.

E là, fra le vetrine, dove le vecchie medaglie diligentemente classificate posavano in file ordinate nelle loro scatoline di cartone, in mezzo a' suoi libri rari, tra le pareti ornate di armi antiche, dinanzi al suo enorme tavolo dove s'accatastavano codici e pergamene, istrumenti di saggio e manoscritti, il giovane studioso passò lunghi anni, tutelato, dalla pavida vigilanza di sua madre, contro ogni soverchia emozione.

E degli anni ne passarono molti. Ne passarono tanti che già sui capelli del Sant'Angelo--del professore Sant'Angelo, come erano avvezzi a chiamarlo in paese,--era caduta una prima brinata.

--Eh! eh! sono un vecchio oramai!--il professore diceva scherzando.--Sono un vecchio per tutti, tranne per questa mia santa mamma che adoro!

E per lei era infatti sempre come una volta, un ragazzo ubbidiente e buono, che aveva bisogno de' suoi baci, che aveva la necessità delle sue parole confortatrici, che si sentiva consolato dalla sua presenza.

A questo modo scorreva da molti anni pacifica la vita nell'antica casa dei Sant'Angelo.

Se taluno qualchevolta chiedeva al professore se egli non desiderasse nulla, se non aspirasse a qualche mutamento come infine il suo sapere, la sua bontà e la sua posizione gli avrebbero concesso di sperare, rispondeva immutabilmente levando le spalle, in atto di un filosofo timoroso delle molestie che sogliono arrecare le cose nuove:

--Mutare! Perchè? Così, accanto a mia madre ed in mezzo a' miei studi, sono tanto felice!