Con tutto questo però la battaglia che lo affannava non ebbe tregua. A tutte le interrogazioni che egli si proponeva sul modo di liberarsi dal martirio di quella situazione, non gli veniva fatto di dare risposta. E in tale impotenza della propria ragione egli s'abbatteva percosso in un avvilimento sempre maggiore, senza speranza di più poterne uscire ritemperato e vittorioso.

Mai come in quei giorni egli sentì il dolore della propria solitudine. Gli pareva che nella tristezza di quei frangenti la parola affettuosa di una persona amata gli avrebbe fatto un bene immenso. E questo pensiero gli si faceva più cocente ogni volta che si trovava di fronte a Loreta. Da lei sola gli pareva che un conforto gli sarebbe potuto venire, da lei ch'era stata sempre per la sua casa come un buon genio consolatore.

Ma neppure siffatto bisogno di una espansione confidente valse a disuggellare il labbro del Sant'Angelo nei suoi incontri con la cugina. Diffidando di sè stesso, comprendeva come una sola parola avrebbe potuto trascinarlo alla confessione di quel segreto, ch'egli ascondeva con tanta gelosia. E si prefisse di durare coraggiosamente nel proprio silenzio.

Questo però gli costava una fatica estrema, non pure per gli impulsi del proprio cuore, ch'egli doveva frenare, ma più ancor in causa d'un fatto, ch'era venuto ad accrescere in modo grave le sue preoccupazioni.

Loreta in que' giorni mostravasi assai sofferente. Ella che di consueto lavorava in casa senza tregua, lieta di quell'attività continua, da qualche tempo era costretta a negligere una parte delle sue occupazioni. Restava a lungo ritirata nella sua camera, evitava di scendere alle ore dei pasti allegando un malessere, ch'ella assicurava passeggero e pel quale non d'altro sentiva bisogno che d'un poco di quiete.

A Mattia, che con affettuosa premura venne a chiederle che cosa soffrisse, ella rispose forzandosi a trovare qualche frase scherzosa. Nè altrimenti si contenne colla Vige, che le stava intorno continuamente piena di sollecitudine e di interessamento.

Ma nè la Vige nè il professore rimasero per tal guisa tranquillati. Che Loreta soffrisse e che i dinieghi suoi non rispondessero al vero, lo diceva chiaramente la pallidezza del suo viso e lo dicevano i suoi occhi arrossati e gonfi come per lungo piangere.

La Vige non potè tenersi dal dire al professore ciò ch'ella pensava:

--La signorina sta male. Io so che non mi sbaglio. Così, com'è ora, non l'ho vista che una volta, nel primo tempo quando venne in casa.... Si ricorda, padrone mio, di quella volta.... Era lo stesso, proprio lo stesso!

Il Sant'Angelo non rispose. Che la giovane si trovasse sotto il peso di una preoccupazione fortissima non aveva dubbio. E subito il pensiero gli venne ch'ella non soffrisse per qualche maligna voce giunta al suo orecchio. Benchè Loreta vivesse isolatissima, uscendo di casa appena due volte la settimana, per recarsi a Tricesimo nel giorno di mercato e alle domeniche per la messa, certo i nemici suoi dovevano aver trovato il mezzo perchè ella venisse a cognizione delle dicerie che s'erano fatte.