Quello che il professore Mattia s'attendeva era avvenuto. La malignità, che già era riuscita ad ordire intorno a lui così tenace la rete dell'intrigo, aveva trovato la maniera di arrivare con le sue subdole arti fino a Loreta.
Narrava ella in termini precisi e dolorosi il modo con cui ebbe sospetto da prima, e più tardi certezza, delle dicerie oltraggiose che sul conto suo si facevano in paese: fu sul principio un'eco vaga, che le giunse senza sapere da qual parte; furono quindi voci discrete di amici che la metteano, con indeterminati accenni, in guardia; e fu da ultimo l'improvviso glaciale riserbo che notò in alcune famiglie del vicinato, da taluna delle quali si vide togliere perfino quel saluto di convenienza, che sin allora le ricambiavano sempre con tanta simpatia nell'incontrarla in paese o alle domeniche in chiesa. In una condizione siffatta non si sentiva di poter resistere: per quanto negli anni trascorsi in casa Sant'Angelo si fosse trovata felice, non le bastava l'animo di continuarci a vivere adesso a quel modo, sotto il peso di un disprezzo, non men doloroso perchè ingiusto, il quale si sarebbe fatto su lei sempre più grave e l'avrebbe condannata ad un avviliente e sconfortato isolamento. Ricordando con molta gratitudine e con soave rimpianto la ospitalità de' suoi parenti e la bontà di don Letterio, cui era debitrice di quegli anni sereni, a lui rivolgevasi Loreta esponendogli com'ella fosse decisa di uscire da quella situazione insostenibile e supplicandolo ch'egli le fosse largo del suo soccorso ancora una volta in questo frangente.
A mano a mano che Mattia avanzava nella lettura uno strano rimescolio si faceva dentro di lui, e quando fu giunto alla fine sentì così ardente il viso per il sangue che v'era affluito, che durante alcuni istanti rimase immobile, fissando sempre la carta, come avesse provato, un'esitanza a rialzare il capo e ad incontrare lo sguardo del suo interlocutore.
Questi fu il primo a rompere il silenzio:
--Ebbene?--domandò.--Che ne pensate?
Il Sant'Angelo si scosse e, stringendo nervosamente la lettera fra le mani poderose, ebbe uno scatto improvviso d'ira:
--I miserabili!--esclamò.--I miserabili!
Il prete lo lasciò dire e solo dopo un momento riprese con molta calma:
--Dell'ira? Sì, è giustificata, è umana, e non saprei io stesso, come sarebbe dover mio, farvene rimprovero. Ma a che potrebbe giovare la vostra ira? E contro chi potrebbe essa con maggior ragione essere rivolta? No, no, innanzi tutto ponderazione e calma! Che negli uomini abbia maggiore dominio la malvagità è vero purtroppo, ma è altresì dolorosamente vero che qualche volta a tale malvagità sono troppo deboli le armi degli onesti!
--Quando si ha per sè la coscienza della propria illibatezza!...--esclamò il professore.