Il vecchio amico gli posò in atto di benevolenza la mano sulla spalla.

--Andiamo dunque, Mattia, uscite una volta da queste esitanze. Perchè non sapete trovare, voi che siete un uomo forte ed onesto, il coraggio di chiedere al vostro cuore che cosa esso voglia? Perchè non avete almeno un poco di confidenza verso chi vi vuol bene?

L'altro gli afferrò la destra con effusione e con voce che l'emozione rendeva malferma:

--Che debbo dirvi, Prè Letterio,--riprese,--che debbo dirvi? Voi avete letto nell'anima mia. Voi sapeste indovinare assai più di quello che con le mie parole avrei potuto dirvi. Vedete, dunque, se io non sono da compiangere!

--Da compiangere? E perchè dunque?--dimandò il vecchio placidamente.

--Mi chiedete questo, Prè Letterio? Potete chiederlo? Poco fa avete detto voi stesso che mi stimate un uomo forte ed onesto. Ebbene, queste due virtù, che so di avere, che voglio gelosamente conservarmi, sono quelle che mi mettono in guardia contro me stesso. Prè Letterio, potete voi dunque credere che dopo tanti dolori che sono passati sopra il mio capo, io pure non abbia ceduto alla tentazione di un bel sogno; potete credere che io pure non abbia pensato, con aspirazione cocente, a veder tornare ancora una volta e per sempre la felicità nella mia casa e nell'anima mia? Sì, all'amicizia vostra lo confesso: questo sogno io lo feci, questa aspirazione la sentii, fortissima e tormentatrice. Ma ho saputo vincermi pensando a ciò che sono. Ma ditemi voi ora! Potrei io chiedere a una donna ancor giovane e bella, a una donna cui possono arridere ancora le speranze, ad una donna infine che non mi ama.... di sacrificarsi per sempre a me, di legare il suo destino alla mia senilità già così triste?

Il Prandina l'aveva ascoltato silenziosamente in atto meditabondo.

--Via, don Letterio, potreste darmi torto? avreste animo di dirmi che non ho fatto il dover mio?

--Avete ascoltato come sempre quel sentimento di rettitudine che onora il vostro carattere. Lo riconosco. Ma lasciatemi in pari tempo che con franchezza vi dica che a questo sentimento avete dato ascolto così ciecamente da obbliare per esso ogni altro criterio. Guardate, Sant'Angelo: io non vi obbietterò che voi vi siete esagerata la vostra posizione e che le virtù vostre dovrebbero bastare per assicurarvi l'affetto di qualunque donna voi voleste eleggervi a compagna; so che non dareste alle mie parole altro valore che quello d'un vieto conforto. Però rispondetemi: che cosa avete fatto voi finora per sapere quello che forse sta celato nel cuore di Loreta? Chi vi dice che questa donna, che ha per la vostra famiglia sì forti argomenti di gratitudine; non abbia concepito per voi tanta affezione, che le sia di dolore il dovervi abbandonare? Infine, dinanzi alla necessità imperiosa, che il suo onore le detta, di lasciare la vostra famiglia ospitale, di tornare alle lotte di una vita dura ed incerta, pari a quelle che essa ha già una volta sostenute, che avete fatto voi per offrirle un conforto, per salvarla da una sciagura, per darle forse quella pace, cui essa nel suo cuore anela?... No, Sant'Angelo, voi non avete ascoltato che la voce esagerata de' vostri scrupoli: voi vi siete piegato alle esigenze de' cattivi senza nulla tentare perchè essi sieno vinti e perchè voi siate felice.... Chiedere a Loreta una spiegazione esplicita, chiara, confidente, come si può farla ad un amico, come si deve farla ad un fratello: ecco il vostro dovere: ecco quello che almeno a me pare che sia il vostro dovere....

--Ma poi, Prè Letterio.... poi?