--Poi, quando aveste la certezza che Loreta non vi ama, ch'ella non potrebbe essere felice con voi, ch'ella è pronta, per isfuggire ad una situazione equivoca e non onorevole, a riaccettare una vita malsicura e tempestosa.... converrà chinare il capo. Sarà triste il doverlo fare, ma almeno vi sarete tolto il dubbio di non aver accettato con colpevole cecità un dolore, che la malvagità degli uomini e la forza delle circostanze vi hanno procurato! Il professore era rimasto ad ascoltare queste parole--che il vecchio aveva pronunciato con un tranquillo accento di persuasione--senza nulla opporre, con gli occhi lucenti, tormentandosi colla mano convulsa la lunga barba canuta.
Quando quegli ebbe finito si sforzò indarno, nella piena dell'emozione, a cercare una frase che valesse a manifestare ciò che si passava dentro al suo cuore:
--Amico mio! amico mio!
Non disse che questo ed alzandosi di scatto gittò le braccia intorno al collo del vecchio e lo baciò con effusione.
--Coraggio, via, Sant'Angelo!--disse l'altro sempre sereno.--Un giorno che vostra madre, côlta già dal presentimento della sua fine, mi parlò della possibilità che voi e Loreta aveste ad unirvi per sempre, io le risposi che, se questo sarà il volere di Dio, il suo sogno si sarebbe avverato. E le dissi ancora, che la Provvidenza non abbandona mai i buoni. Che altro volete ch'io dica oggi a voi? La mia povera scienza si arresta qui.... Ma è quella, vedete, che basta per condurre al vero! Coraggio, Sant'Angelo, coraggio!
X.
Uscito dalla casa di don Letterio col cuore come alleggerito di un peso, il Sant'Angelo si prefisse di seguire senza por tempo in mezzo i consigli del suo amico.
Doveva farlo: tutto sarebbe stato peggiore che il durare in tanta incertezza; poi sapeva come la più lieve esitanza avrebbe potuto di un sol tratto fargli dileguare quella fermezza, che i ragionamenti del vecchio gli avevano infuso.
Sceso appena dal carrozzino aveva chiesto alla Vige, che gli era mossa incontro nel cortile, dove si trovasse la signorina, e saputo com'ella si fosse già ritirata nelle sue stanze le mandò a chiedere di poterle parlare senza dilazione.
La Vige, comprendendo dalla ciera sconvolta del suo padrone che qualchecosa di grosso c'era per aria, corse subito a fare l'ambasciata; e tornata ad annunciargli che la signorina lo attendeva, non potè trattenersi dal fare, mentre il professore saliva frettolosamente le scale, una mimica eloquentissima per esprimere il dubbio ed il timore che al suo povero padrone non avesse dato di volta il cervello.