Fu con passo vacillante e col volto pallidissimo che il professore entrò nella camera di Loreta.

La giovane lo stava attendendo sull'uscio ed appena lo vide si scusò con lui di non aver potuto ella stessa discendere:

--Dovete perdonarmi; non sto bene.

Con un rapido gesto egli diede a divedere come reputasse tale scusa del tutto oziosa; poi subito le chiese con sollecitudine:

--Vi sentite male, Loreta?

--Un poco sì; la notte scorsa non ho dormito quasi nulla e me ne restò per tutta la giornata una grande stanchezza.... Se sapeste come mi indispettiscono queste stupide debolezze. Ma deve passare presto: voglio che passi!

Il professore la guardò: da tutti i lineamenti di lei traspariva l'abbattimento: la consueta melanconia dei suoi occhi era quel giorno accresciuta dalla diffusa sfumatura azzurra ond'erano cerchiati.

--Loreta,--disse il Sant'Angelo,--è da più tempo che io vi vedo soffrire; ed è da più tempo ch'io me ne chiedo la ragione. Oggi, è inutile mentire più a lungo, questa ragione la so....

La giovane, benchè fosse preparata a questo momento, trasalì.

--La so, Loreta,--egli riprese subito,--e non posso dirvi quanto mi addolori che voi dobbiate soffrire così, senza colpa alcuna, per causa mia....