Questo la gente vide e narrò con grande stizza di coloro che per tali fatti si rodevano nella loro astiosa impotenza. Ma ciò che avrebbe messo ben più duramente a prova gli invidi fu quello che la gente non vide e non potè narrare: l'espansione viva di reciproco affetto, che i due sposi ebbero, allorchè, terminate appena le formalità della cerimonia, si trovarono novamente soli, nella pace della loro casa.
--Vedi, Loreta, rimettendo ora il piede qui dentro, mi pare che tutto sia cambiato. Tutto mi pare più bello, tutto mi par più sorridente....
Queste furono le prime parole, che il professore disse a sua moglie, con una grande semplicità, e che pur nella dolcezza infinitamente amorosa del pensiero, non disdicevano per nulla sulle labbra di un uomo come lui, già sì lunge dalla lieta età degli amori.
Ed obbedendo a quella gentilezza d'animo che gli era connaturata, volle, per un affettuoso pregiudizio, che prima di partire andassero insieme alla stanza che fu di sua madre.
--Qui per la prima volta ti lasciai intendere il mio affetto. Ora è compiuto il voto della mia povera madre. Che il suo nome, Loreta, ci porti fortuna!
Egli aveva gli occhi, nel dir ciò, pieni di lagrime:
--Perdonami, sai; in questo sono sempre un ragazzo. Ma guai, guai per me se ora non credessi che il tuo amore durerà costante: è la mia vita.... è tutto....
Loreta non rispose: risposero per lei i suoi occhi in cui c'era una intensa, leale promessa, che Mattia comprese e dalla quale gli venne all'anima la più viva esultanza.
E Loreta non mentì.
Da quel giorno ella fu veramente la compagna buona, previdente, esemplare, che il professore aveva sognato. La vita loro--che dopo il non lungo viaggio a Venezia e a Milano riprese il suo andamento ordinato--scorreva per entrambi in una dolce serenità. Loreta tutta alle cose domestiche, attenta all'oculata amministrazione de' loro poderi, instancabile e premurosa, veniva citata nel paese, dai coloni, dai vicini, come un modello d'ottima massaia. Il professore, ora, con animo tranquillo, s'era rivolto a' suoi cari studî per lungo tempo negletti e attendendovi con molta lena era giunto al compimento della sua opera sulle Zecche friulane, che un operoso editore di Udine si accinse subito a pubblicare.