E fu una sorpresa generale, proprio al momento in cui si sturavano certe vecchie bottiglie di moscato, l'udire lo scoppio di un'allegra musica a breve distanza dalla casa. Tutti balzarono in piedi e corsero alle finestre, curiosamente; e fu allora che si vide avanzarsi su per lo stradone in bell'ordine di marcia tutta la banda di Tricesimo, coi pennacchioni verdi alla bersagliera e un codazzo di gente dietro.

Quasi contemporaneamente entravano nella sala il sindaco ed altri cinque o sei signori del luogo; e al professore, che non capiva ancor nulla, spiegarono la ragione di quella improvvisata.

Inutile dire i ringraziamenti in cui il Sant'Angelo si profuse per quel pensiero gentilissimo. E inutile il descrivere l'allegria, con cui trascorse quella serata.

Bastarono i primi concenti della musica perchè da tutte le parti accorressero a frotte i contadini. E poichè il maestro, ritto in mezzo al circolo formato dalla sua banda nell'ampio cortile, attaccò sulla cornetta, ch'egli dirigendo suonava, una di quelle polche gioconde, che formano la delizia delle sagre paesane, si videro presto unirsi le coppie e principiare il ballo, animatissimo, caratteristico, colla calada, in cui i contadini del Friuli mettono una passione ed una grazia straordinaria.

Si ballò assai tardi, si fecero de' grandi evviva al Sant'Angelo, alla signora Loreta, a tutti, e si vuotarono due grossi barilotti del buon vinello asprognolo e leggiero, che i padroni di casa fecero portare nel mezzo del cortile affinchè ballerini e sonatori potessero di tratto in tratto rinfrescarsi la gola a ripigliar nuova lena per altre sonate ed altri balli.

Il Sant'Angelo fra tutti questi festeggiamenti era raggiante, non aveva più parole per ringraziare; stringeva le mani a tutti; voleva attribuire a tutti il merito della gentile affettuosa sorpresa.

E quando prè Letterio gli accennò con benevolenza a Loreta che affaccendatissima, rossa in viso, andava e veniva, intenta a far onore agli ospiti, il professore, volgendo verso di lei uno sguardo pieno di tenerezza:

--Sì, prè Letterio,--esclamò con accento profondamente sincero--non potrei essere più felice! È così grande la mia felicità, che quasi, ve lo giuro.... ho paura!...

XII.

Circa un anno dopo la festicciuola fatta al professore Sant'Angelo, una mattina che questi recavasi col suo cavallino alla volta di San Daniele, dove aveva a consultare alcuni codici di quella piccola ma preziosa biblioteca comunale, fu vivamente sorpreso allorchè passando dinanzi all'antico palazzo dei Morò-Casabianca vide insolitamente spalancati tutti i veroni e diverse persone, in animato andirivieni per il cortile e dinanzi agli stallaggi, affaccendatissime nel seguire gli ordini, che il fattore, in maniche di camicia e col cappellone di paglia indietro sulla nuca, veniva impartendo con grande importanza.