--Abbiate pazienza, caro Beppo, il diavolo non sarà forse tanto nero! Poi da oggi a domani non è un secolo da aspettare per cavarsi la curiosità!
--Ha un bel dire, lei! Ma colla pace che si aveva!... Non vede che baccano c'è già adesso!
E il buon fattore, avvezzo alla tranquillità solenne del vecchio palazzo, gettava uno sguardo pieno di egoistico rimpianto verso le finestre tutte spalancate, presso alle quali scorgevansi tratto tratto la fattoressa e le sue ragazze intente a spolverare mobili e cortinaggi.
Il professore, comprendendo benissimo come il fattore, preso l'abbrivo, sarebbe andato chi sa fin dove con la litania degli omèi, stimò bene di tagliar corto con un saluto scherzoso, scotendo le redini sulla groppa del cavallino.
--Niente paura, niente, paura. A reviodisi, Beppo.
--Mandi, sior cavaliere.
Il Sant'Angelo, che de' fatti altrui s'interessava assai poco, non s'occupò più che tanto circa il nuovo proprietario del palazzo Morò-Casabianca e ne' giorni successivi, non avendo occasione di passare da quelle parti, neppure gli cadde in pensiero d'informarsi se l'atteso fosse arrivato.
Una mattina, verso la fine di quella settimana, mentre lavorava nello studio intorno a una collezione di cammei recentemente scoperti in Aquileia, udì ad un tratto entrare nel cortile una carrozza, in cui doveva essere della gente forastiera a giudicare dall'abbaiamento con cui l'accolse prè Zuan che dormiva come di consueto al sole presso la cancellata.
Il Sant'Angelo si levò subito, e fattosi alla finestra vide scendere da un legnetto, che il fattore del palazzo Morò-Casabianca guidava, un signore forastiero: alto della persona, magrissimo e pallido, vestito d'un abito completo di stoffa grigia, colle mani guantate. Vide poi la Vige uscir dalla cucina e avvicinarsi, chiamata da un gesto cortese, al forastiere, che sorridendo nello scorgerla farsi più rossa del fazzoletto di cambrì che aveva sul capo, trasse di tasca un elegante portafogli e toltone un biglietto di visita glielo porse, perchè lo portasse al padrone.
La contadina sbattendo con gran romore i suoi zoccoli di legno sui ciottoli del cortile e poi sul selciato del portone, fu in un lampo nello studio.