Il Sant'Angelo, che si era avviato ad incontrarla, prese il biglietto e gittatovi appena uno sguardo fe' un atto di profonda meraviglia. Il nome che aveva letto era questo: Conte Alvise Polverari-Nathan.
Con molta sollecitudine il professore mosse verso l'uscio, sul quale l'ospite in quel momento appariva.
--Il professore Sant'Angelo?
--Son io, signor conte,--rispose il Sant'Angelo inchinandosi profondamente.
--Ella vorrà perdonarmi, professore, se io mi permisi di venirla a disturbare. Il mio avvocato, il dottor Franzolini di Udine, mi ha parlato sì lungamente di lei, ieri, mentre mi accompagnava al palazzo Morò-Casabianca, di cui--non so se Ella lo sappia--io sono venuto ora in proprietà come erede di una mia zia paterna, la contessa Polverari-Nathan. Quando seppi com'Ella avesse il suo domicilio in queste campagne, ebbi subito il desiderio di poterle stringere la mano. Il suo nome, professore Sant'Angelo, mi è noto per più ragioni: amante com'io sono degli studi storici, non le farà meraviglia, ch'io la conosca per la sua bella fama di scienziato; poi, nella famiglia mia io ho imparato a conoscere il suo nome per tanti ricordi....
--Le son grato, signor conte, per la cortesia infinita delle sue parole. Ma più grato ancora per la gioia ch'Ella mi volle dare onorando la mia casa. Chi reca il nome venerato, ch'Ella porta, non può essere che l'ospite più caro e più desiderato dei Sant'Angelo! Non le posso dire la viva emozione ch'io provai ora nel leggere questo biglietto....
E deponendo il biglietto, che ancora teneva tra le mani, invitò il conte ad entrare ed a prendere posto.
Il forastiero, con modi assai disinvolti nella loro perfetta distinzione, si sedette sur una seggiola accanto al tavolo da lavoro.
--La ringrazio di queste parole, professore, che mi danno prova della sua bontà. Io comprendo che per gli antichi rapporti, onde furon vincolate le nostre famiglie--rapporti forti e sacri, di cui il tempo non può aver cancellata la memoria--il leggere il mio nome le abbia recato sorpresa. Tale sorpresa però deve essere stata ancor maggiore dopo le tante voci che son corse sul mio conto e di cui per fermo qualche eco le sarà giunta. Non è egli vero?
Il giovane ebbe un lieve sorriso nel fare cotesta domanda.