Fu sotto il peso di coteste terribili emozioni che la contessa, colpita da fierissima febbre, pochi giorni dopo l'arresto del consorte, si sgravò prematuramente di un bambino, che per la grande sua gracilità pareva votato alla morte: Alvise.
--Così io nacqui. Fu un miracolo della scienza e dell'amor materno che mi sottrasse alla morte. Ma se questa vittoria fu la consolazione di mia madre, lei, la povera donna, era ben lunge dall'aver coscienza dell'infausto dono che mi venne fatto col serbarmi alla vita. Erede di quel germe funesto, che mia madre portava seco dalla sua famiglia, il complesso delle circostanze da cui la mia nascita fu accompagnata non poteva che rendere più fatale il retaggio che mi era riserbato....
E indovinando da un gesto del professore l'intenzione che questi aveva di interromperlo pietosamente:
--No, no,--proseguì con dolcezza,--mi lasci dire, professore. Io non m'illusi mai, neppure quando taluno de' più insigni clinici, ch'io volli consultare ne' miei viaggi, tentò di ingannarmi con qualche frase benevolmente mendace. Poi....--in questo almeno ebbi la fortuna di rassomigliare a mio padre,--non fu certo l'idea della morte che turbò mai la serenità del mio spirito. Furono ben altre le ragioni che mi fecero trascorrere così poco lieta la mia giovinezza!
E con appassionato accento egli riepilogò la sua vita, fatta quasi interamente di dolori, non arrisa che da poche e fuggevoli gioie: tutta la sua vita, dal giorno in cui seppe la rassegnata morte del padre, da lui mai conosciuto, nelle carceri austriache di Theresienstadt, ai giorni luttuosissimi in cui vide successivamente spegnersi, vittime entrambe del medesimo inesorabile morbo, prima la sorella, pia e dolce fanciulla non anco ventenne, quindi poco appresso la madre.
--Allora mi diedi ai viaggi, cercai una distrazione nello studio, procurai di obliare tante traversie, avendo, in mezzo ad esse, un unico ma infinito conforto: l'affetto di una sorella di mio padre, da lunghi anni domiciliata in Inghilterra, la quale--vedova da poco del barone Nathan, già ambasciatore britannico in Austria e in Francia--ebbe per me cure e tenerezze veramente materne.
E qui, dopo un breve intervallo, ritrovò il sorriso melanconico di poco prima.
--Quante tristezze le ho narrate, professore. Peraltro me lo deve perdonare. Non so perchè, ma mentre io era venuto qui con tutt'altra intenzione, la sua presenza, le sue parole, la sua bontà, mi obbligarono quasi a queste mie confidenze. Che vuole? Si obbedisce spesso, anche senza volerlo, a certi moti dell'anima, i quali del resto non ingannano mai. Varcata appena la sua porta io mi sono sentito in una casa amica ed ospitale....
--Oh! questo sì! Ella non s'è ingannato, signor conte. È questa la casa sua.... e se vorrà ritenerla tale sarà per me l'orgoglio maggiore e la gioia più cara.
--Grazie, glielo credo e gliene sono gratissimo. Quando venni qui da Venezia, ove mi recai per la cura de' bagni, avevo divisato di rimanervi per poche ore soltanto: il tempo di vedere questo possedimento di Morò-Casabianca, che mi venne dall'eredità di mia zia. Ma le confesso che ora ch'io vidi questo storico palazzo e queste belle campagne, ne restai così innamorato da non saper decidermi a partire.