Il conte l'ascoltò con molta attenzione.

--Vede bene, professore, che dopo queste illustrazioni, avute dalla viva sua voce e venute da fonte così competente, io devo sentirmi ben lieto di essere ora in possesso di quel palazzo. E comprenderà come mi sia cresciuto il desiderio che già provavo di farvi una più lunga dimora. Ma fra le molte cose che a ciò mi invitano mi lasci ch'io le dica come sia primissima la speranza della sua compagnia.

--Ella mi confonde.

--Io le sarò ben riconoscente se mi vorrà dedicare qualche breve ritaglio del suo tempo. Di quante cose potremo parlare! Quanti ricordi potremo richiamare, insieme! E quanto conforto mi sarà di ripensare con lei ai fatti del passato! Me lo promette?

--Con tutto il mio cuore e con la più grande esultanza! E si strinsero amichevolmente, con reciproca espansione, le destre.

Ancora il conte Alvise, girando gli occhi curiosi intorno allo studio, s'interessò alle collezioni che vi erano adunate: parlò con enfasi della bella pace che colà regnava suadente al lieto raccoglimento degli studi: accennò al suo desiderio di poter prendere cognizione esatta delle molte antichità ivi raccolte e, fattosi reiterare la promessa che il professore si sarebbe recato presto al palazzo, promise di ritornare tra non molto alla villa.

--Io l'attenderò sempre con piacere, signor conte. E quando vorrà onorarmi la prossima volta, sarò lieto di presentarle anche la mia signora, che oggi--sa bene... giorno di mercato...--da brava massaia s'è recata a Udine a fare le sue spesucce.

--Ne sarò lieto veramente. E... a quanto prima.

--A quanto prima.

Così, affabilissimamente, come due amici di data già antica, il professore ed il conte si accommiatarono.