Il Sant'Angelo volle accompagnare l'ospite fino al carrozzino e poichè egli vi fu salito accanto al fattore Beppo, che in quel frattempo s'era rinfrescato il becco con un buon bicchierone di vino preparatogli dalla Vige sotto la pergola, rimase a lungo sulla spianata dinanzi alla casa finchè il veicolo si perdette tra il verde della campagna alla girata del colle.
Loreta non rientrò che mezz'ora più tardi.
Il professore, che la stava attendendo un po' impaziente, ebbe un senso di apprensione quando la vide scendere dal calesse. La signora, partita alla mattina d'ottimo umore, scherzando, con una ciera che parlava di salute, aveva ora pallidissimo il viso e mostravasi in preda ad una insolita agitazione.
Il Sant'Angelo notò tosto tale cambiamento e impressionato ne la richiese de' motivi.
--Che hai, Loreta, stai male? Mi sembri turbata.
--Sì, non so che cosa sia. Strada facendo, senza che me ne possa spiegare il motivo, fui assalita da un forte capogiro. Forse il sole.... Ma non è nulla. Ora non me ne risento affatto.
Con uno sforzo sopra sè stessa Loreta volle mostrarsi indifferente. Parlò con diffusione al marito di vari interessi domestici, degli acquisti fatti in Udine; dell'incontro avuto con parecchi loro amici. Poi, quando la Vige venne ad avvertire che il pranzo era pronto, si pose a tavola, affettando un'ilarità che evidentemente non avea.
Ma non potè mangiare. Dopo poche cucchiaiate di zuppa dovette smettere.
--Non so che cos'abbia. Mi sento così nervosa. Guarda un po' dopo tanto tempo! Se questi miei benedetti nervi dovessero tornare a farne delle loro!
La sua voce tremava nel profferire questi scherzi. E il professore nell'intento di distrarla da coteste idee, cominciò a narrarle i fatti occorsi in quella giornata.