Mattia Sant'Angelo non volle porre un indugio troppo lungo nel recarsi a restituire la visita al conte Polverari, spinto a questo, assai più che da un mero riguardo di convenienza, dal sentimento di schietta simpatia che il forastiero avea fin dal primo momento destato in lui.

Discorrendone con Loreta non rifiniva di lodarne i modi squisiti, la cortesia del parlare, la bontà che tralucea evidente da' suoi lineamenti così nobili. E per poco non s'impazientì allorchè la signora, accampando qualche pretesto, gli diè a comprendere con velati accenni com'ella sarebbe stata lieta di vedersi evitato l'imbarazzo di una presentazione.

--Che vuoi? In tanti anni che faccio questa vita ritirata son divenuta quasi una selvaggia. Trovarmi innanzi a delle persone forastiere di tanto merito e di tanta levatura....

Il professore da prima un po' contrariato volse la cosa in canzone;

--Già, già, si capisce. Prima di tutto sei troppo brutta.... poi, tutti lo sanno che sei una povera sempliciona, incapace di mettere insieme quattro parole.... E vero, signora Sant'Angelo, che la cosa sta proprio così?!

--Non dico questo, ma....

--Ma... invece io le dirò che tutti questi non sono che dei pretestucci senza senso comune. La signora Sant'Angelo, checchè se ne dica, è ancora un bel fior di donnetta; di più, quando voglia, dello spirito ne ha da vendere non che a una ma a venti signore di città. Si metta dunque l'animo in pace. Sono pronto a rispondere io che anche davanti al conte Polverari non farà la brutta figura che teme. Anzi son certo che l'ospite nostro non potrà che rivolgermi degli altri complimenti per la mia brava moglietta!... Con tutto questo, il giorno in cui il Sant'Angelo, recatosi a Morò-Casabianca, ne ritornò sull'imbrunire insieme al conte che lo volle riaccompagnare con i suoi cavalli, Loreta sfuggì l'occasione di farsi vedere. Appena ebbe avvertito, dalla spianata dove lavorava, l'avvicinarsi della carrozza, fuggì lesta in camera sua, ordinando alla Vige di dire all'ospite, ove chiedesse di lei, trovarsi ella ritirata nelle sue stanze in causa d'un forte male di capo.

Il conte infatti non mancò d'informarsi sul conto suo con una certa insistenza. Poi, affermando di non voler riuscire di troppa molestia, ringraziato il professore della sua visita e salutatolo con espansione, risalì in carrozza e riprese direttamente la strada del palazzo.

Verso Mattia la signora si scusò anche questa volta dicendo che, sorpresa da quella visita, non avrebbe potuto farsi vedere, come trovavasi, in assai dimessi abiti di casa. Senonchè il professore, vôlta un'occhiata alle vesti semplici ma linde, che come sempre anche in quel giorno ella portava, non potè trattenersi dal farle un aperto rimprovero per l'atto suo, il quale poteva, ciò che altamente gli sarebbe doluto, dar luogo a qualche non lusinghiera interpretazione.

--Ti ho detto già quali legami mi stringono a questo forastiero. Sai il piacere che ho provato nel vederlo in casa mia. Dovrebbe bastare questo per forzarti, anche quando ciò ti riesca di noia o di peso, a non usargli da parte tua un tale contegno!