Abituata ai modi inalterabilmente dolcissimi del marito, Loreta comprese, dal tono serio con cui pronunciò queste parole, come egli avesse provato per causa sua una reale contrarietà.
Ella parve di ciò vivamente turbata e, con le guance accese da un subitaneo rossore, si scusò ancora, promettendo che per quel riguardo non gli avrebbe dato ulteriori motivi di farle rimprovero.
--Meno male!--esclamò allora il professore.--Se tu sapessi quante volte il conte oggi stesso mi ha chiesto di te! Gli feci presente che vi dovevate essere incontrati ier l'altro sul crocicchio di Leonacco. Se ne ricordava. Però l'incontro è stato così momentaneo--pare proprio alla svoltata dello stagno--che egli nella rapida corsa de' due carrozzini non potè distinguere se non vagamente una signora con un velo in capo, e seppe dal fattore Beppo chi tu fossi, solo quando il nostro calesse era già sparito dietro le ultime case del villaggio.
Loreta si limitò a rispondere con qualche monosillabo di conferma. E il discorso non ebbe sèguito. Anzi parve che per tutta quella sera la signora, la quale del resto accusava di sentirsi poco bene e perciò punto disposta a discorrere, avesse voluto di proposito evitare che l'argomento fosse ripreso.
Come tutta quella sera, così il giorno appresso Loreta si mostrò nervosissima. Mentre il professore ritirato nelle sue camere attendeva nelle ore consuete ai proprî studî, la signora andava e veniva per la casa, senza trovare il destro di porsi alle solite faccende, mostrando una grande impazienza nel dover ascoltare i fittaiuoli, che come sempre in autunno venivano a recare le loro derrate coll'inevitabile accompagnamento di querimonie per la lunga siccità o per i troppi calori, che avevano rovinati i raccolti.
Ogni volta che il rumore di qualche ruotabile s'udiva per lo stradone e che prè Zuan balzava dal sonno mettendosi ad abbaiare, Loreta aveva quasi uno scotimento di tema. Ed era in tutti i suoi atti, come ne' suoi lineamenti, una così marcata inquietudine, che la Vige, colpita vivamente e senza tuttavia arrischiarsi di moverle domanda alcuna, la sbirciava di sottecchi con profonda curiosità.
L'incontro col conte Polverari avvenne però in modo assai diverso da quello che Loreta s'attendeva e in un momento in cui ella vi era meno preparata. E fu due giorni dopo, una domenica, al termine della messa grande, che si celebra nel duomo di Tricesimo alle dieci del mattino.
Scendeva Loreta i gradini della chiesa insieme a un gruppo di signore sue conoscenti, quando notò dinanzi al municipio, in unione a suo marito, che ve la stava attendendo come ne aveva costume, il nuovo proprietario di Morò-Casabianca.
Il gentiluomo, vestito d'un elegante abito chiaro di campagna, pallido in viso, coi grandi mustacchi bruni che davano al suo tipo una certa marziale fierezza, parve un po' turbato nel vederla. Ma, corrispondendo disinvoltamente a un avvertimento che in quell'istante gli movea il professore, s'avvicinò subito, seguendolo, verso la signora, portando la mano al cappello.
--Ecco mia moglie, conte.