—Sarò orgoglioso d'avervi compagni, disse il maggiore accarezzandosi la lunga barba; ma le catene e le sventure vi fiaccarono la salute. Non reggerete alla prima tappa.

—Provateci, rispose un d'essi con rispettosa fierezza.

E un secondo:—Tagliata la corda che c'incurvò a guisa d'arco, ci raddrizzammo come prima.

E un terzo:—Giudicateci dall'animo e non dalla magrezza.

A cui il maggiore:—Sapete maneggiare la carabina di precisione?

—Sappiamo; e ancora più la baionetta.

Alle categoriche risposte il maggiore non ebbe di che replicare, e li accettò nella sua piccola falange, la più segnalata fra i Mille.

Il dittatore, appoggiato al parapetto della galleria, contemplava affettuosamente Enrico Cairoli, giovinetto pavese che aveva la fronte forata da una palla di Calatafimi, e un semplice O di panno proteggeva lo scoperto cervello. M'avvicinai e gli dissi che i superstiti compagni di Pisacane desideravano di stringergli la mano.

—Fateli venire, ei rispose con vivacità; quanti sono?

E in così dire mi seguiva nella sala.