E dovetti adattarmi di percorrere tutti i viottoli di Forio su quella semiseria cavalcatura.

Rinvenuto dal primo stupore di essere accolto a mazzi di fiori anzi che a colpi di fucile, curai con diligenza di schivare lo sguardo della moglie durante il lungo supplizio di cosiffatta processione. Ma ritornando dal capo d'una fra le vie minori mi trovai necessariamente viso a viso con lei, la quale malignamente m'indirizzò queste parole:—Salut, roi d'Yvetot.—La somiglianza al re modello che

Sur un âne pas a pas Parcourait son royaume,

m'ha colpito sì vivamente, che dovetti mordere il labbro per mantenere la serietà, sforzo tanto più difficile, avvenga che strappatasi la logora cigna del basto, non mi sentivo in grado di smontare, certo di non mettere a terra i piedi per primi, nè mi sentivo saldo in arcione nel su e giù delle contrade in collina. Colavami a goccioloni il sudore per le guance, all'idea di compromettere con ignobile caduta la gravità della suprema magistratura!

Il sergente dal suo canto aveva pigliato la cosa in sul serio, e gli applausi, onde fu coperto a cagione della camicia rossa, se li prese per sè, proprio per sè. Spacciatosi mio segretario, accoglieva suppliche, accordava patrocinio, dava speranze d'impieghi, di promozioni, e in breve gran frequenza di clienti ingombrava la sua anticamera, ove piantò in qualità di sentinella e di usciere un milite della guardia nazionale del picchetto destinato al mio appartamento.

Il municipio, i magistrati, l'uffizialità della guardia, molti spettabili cittadini spesseggiarono alla mia residenza in atto di omaggio al luogotenente del dittatore. Io risposi rallegrandomi che al solo mostrarsi della camicia rossa, simbolo di libertà e di giustizia, la reazione borbonica di Forio, che afflisse l'animo di Garibaldi, fosse scomparsa; segno indubitabile che una minoranza audace soverchiò la popolazione con istantaneo assalto. Soggiunsi che, risoluto di estirparla senza pietà, di soddisfare alla ragione del popolo, di avviarlo col lume del diritto e della moralità nella vita nuova, io facevo assegnamento sui nobili istinti di esso, sulla cooperazione delle autorità, sul coraggio della guardia nazionale e sui consigli disinteressati degli uomini liberali. E terminai:—Se dovremo combattere, io sarò primo al pericolo, fiero di esporre la mia vita per la salute degli abitanti di Forio.

Finita la concione, aspettavo che gli uditori, stesa la mano in atto di chi giura, si profferissero difensori deliberati della terra nativa e della patria comune.

Tacquero tutti, mirandosi l'un l'altro con occhio smarrito; pareva che quelle fisonomie e quell'atteggiamento significassero o ch'io farneticavo, o che eglino avevano paura. Il mio discorso cascò come carbone acceso in una secchia d'acqua. Girai il guardo in cerca del sindaco: chiesi di lui; ei s'era ritirato. Invitai il comandante della guardia nazionale ad avvicinarsi, e più voci risposero:—Il comandante è il sindaco. Al silenzio e alla immobilità un sommesso favellìo sottentrò, e un decomporsi e ricomporsi in gruppi diversi come di gente che affrettatamente ponga in sodo un'idea. Alfine un sottotenente della guardia nazionale, avanzatosi quale interprete del sentimento collettivo, disse:

—Eccellenza, il signor B…, uomo ricco, ambizioso e prepotente, si fisse in capo d'esser a un tempo sindaco e comandante della guardia. La violazione della legge e la incompatibilità delle due funzioni provocarono rimostranze per parte della guardia a cui appartiene il fiore della cittadinanza. Nel breve periodo della costituzione di Francesco II l'abuso passò liscio; ma, fuggito Francesco davanti a Garibaldi, lo s'invitò formalmente di dimettersi da uno dei due uffizî. Infiammato da' suoi criati, diniegossi con alterigia di rendere ragione al diritto, sostenendo che tale concentrameto di poteri consuonava col governo dittatoriale, e che, nel rimutato ordine pubblico, lo spirito turbolento della nostra plebe doveva rattenersi con mano vigorosa. Il malcontento, sceso immezzo al popolo di cui egli mostrossi sempre schivo e dispregiatore, cominciò a manifestarsigli con dimostrazioni palesi di ostilità. Si riseppe aver egli detto che sarebbe corso a Napoli e tornato con un battaglione di garibaldini per ridurre a segno questa canaglia. Quindi l'altr'ieri sera una turba di popolo, eccitata dagli emuli di lui, irruppe irritatissima verso le sue case imprecando e minacciando. In quell'impeto scattò qualche colpo di fucile e di pistola; ed egli si sottrasse destramente al pubblico risentimento, e col favore dell'oscurità gli è venuto fatto di gettarsi in una barca, d'irsene a Pozzuoli e di là a Napoli. Se l'hanno rispettato nel vostro ingresso in Forio, ciò avvenne per ossequio a Vostra Eccellenza.

—Ma la reazione borbonica? io dimandai.