Frattanto il capitano Zasio, che, pari al Medoro dell'Ariosto,

«… avea la guancia colorita
E bianca e grata nell'età novella;
E fra la gente a quella impresa uscita
Non era faccia più gioconda e bella,»

era rimaso a geniali colloquî con le signore di casa. Il giovine guerriero raccontava con ardente linguaggio le meraviglie dei Mille a una fanciulla di ventun'anni che ascoltavalo con crescente attenzione. Cognata del signor X… e orfana, visse insieme alla sorella nel severo raccoglimento d'una famiglia perseguitata dal Borbone, il quale interdisse per dodici anni al signor X… l'uscita dalla provincia del Molise. Chiusa in sè stessa, nelle letture assidue, nei lavori femminili e nelle cure casalinghe ella contrasse abitudini riserbate e contemplative. Non vide mai Napoli, centro del gran mondo e del bel mondo. In villa, l'autunno, dalla vetta del monte con avido occhio cercava quel mondo fra i vaporosi termini dell'orizzonte, schiva delle assegnate e borghigiane consuetudini di Campobasso, schiva della pedestre e vulgare gioventù concittadina. Ella perseguiva con pensiero costante un ideale che in quella valle rimota e solitaria giammai non avvicinò. Sortiti dalla natura alti e fieri sensi, nudrita d'odio contro la tirannide che perennemente stillavano le labbra del cognato, sospirava i terribili mattini della riscossa e della vendetta nazionale, e idoleggiava ne' suoi sogni un uomo, il quale con gli studî, con la coraggiosa propaganda avesseli affrettati, e con valorosa mano avesse aggiunta una foglia alla corona della vittoria. Nel nobile cuore di un tal uomo, Silvia immaginava di versare il guardato tesoro di forti e tenerissimi affetti. Non era una bellezza incontestabile, e per avventura il piglio energico offendeva le delicate linee della grazia, se pure la sua spontaneità nativa non rendevalo attraente come il fiore della selva. Spigliata e agile della persona, avea il passo, la posa, la dignità d'una principessa. Calzava il breve e asciutto piede con eleganza pericolosa; e se alcuna rara volta toglievasi i guanti, mostrava una mano lunghetta e rosea, con pozzette ridenti e con ridenti e rosee e ovali e tersissime unghie. Aveva bellissimi gli occhi bruni, ai quali le folte ciglia conferivano un'espressione complessa di voluttà, di mestizia, d'ingenuità, di penetrazione. I voluminosi e nitidi capelli neri, pettinati a ritroso e raccolti in un fascio di elaborate treccie, facevano spiccare la fronte di statua greca, ove esultava la giovinezza. Uno zendado bianco coprivale a metà la stupenda curva del capo, e aggruppato disotto al collo scendeva in doppia falda listata di frangia d'oro.

Il velo d'Iside.

Quel dì il capitano e Silvia, attirati inconsapevolmente l'uno verso l'altra, ebbero più fiate occasione di particolari colloquî: si trovarono vicini a pranzo, soli a passeggio in giardino nell'ora del caffè, e dirimpetto in carrozza. Questa serie d'opportunità non fu ordita, nacque da sè; e noi intertenendoci coi signori X…, vi abbiamo cooperato. Egli palesossi cavalleresco, appassionato, eloquente. Vago di sintesi ed educato alla scuola sentimentale degli umanitarî, le sue idee pigliavano sembianze pellegrine nella mente di Silvia, e vi s'impressero come una ghirlanda di punti luminosi che l'abbagliarono. Forse, udite da altre labbra, ella avrebbele accolte con più cauta deferenza; ma, raccomandate dalla giovinezza e protette dal valore, ogni acume di critica divenne ottuso. Silvia apparve ascoltatrice intelligente, interlocutrice vereconda, giudiziosa e arguta.

Noi c'eravamo accorti di questa simpatia e, per avventura, ne sospettò anche la sorella. Nell'intervallo in cui il capitano fu mandato da Nullo all'intendente per accelerare l'allestimento delle provvigioni, il maggiore Caldesi con pietoso artificio condusse la conversazione su di lui, e ne sbozzò con forti imprimiture la vita.

Silvia, assisa sopra divano appartato, sfogliando l'albo dei ritratti e sfiorando col mento la testa bionda d'una nipotina, non dava segno apparente di attenzione, ma bevea con avidissimi orecchi il grato eloquio dell'oratore faentino; e quand'egli ragionò del brillante coraggio di Zasio, io la colsi mentre, disotto agli archi delle magiche ciglia, essa saettò sul maggiore un'occhiata sfavillante di gratitudine, e, scolorata in viso, svolse con più rapida mano le pagine dell'albo.

Al ricomparire del capitano le accoglienze di lei divennero molto più contegnose di prima, e forse uno zinzino confuse. I loro discorsi mano mano si fecero meno eruditi, meno abbondanti e i silenzî più prolungati. Ognuno dei due cercava invano argomenti di chiacchiera, sentivasi vuota la mente, e dell'inopinata imbecillità stupiva e dispettava. Lo incontrarsi dei loro sguardi principiò a produrre un crescente e inesplicabile turbamento, e l'indomani sera, all'opera, porgendole il braccio sino al palchetto, egli fu assalito da un tremito, non isfuggito a lei, che gli concesse appena di reggersi in piedi. Il teatro era illuminato a giorno in onor nostro, ed ella vi comparve in tutto il fulgore della sua bellezza. L'ampio volume dei capelli, fisso posteriormente da pettine d'oro a mezzaluna, scendevale spartito in doppia onda di ricci sul colmo e agitato seno. La profusa luce di cento lampadi dava alla sua faccia, pallida per l'emozione di que' due giorni, una trasparenza e un tono di sì squisita delicatezza che solamente il pennello del Correggio avrebbe saputo colorire.

Alla sinfonia dell'opera precedette l'inno di Garibaldi, nuovo allora e miracoloso, che cantarono i virtuosi sul proscenio. Dalla elettrizzata folla eruppe un turbine d'applausi, e in quell'istante di universale esaltamento, gli occhi dei due innamorati si confusero in uno sguardo appassionato e decisivo. Dopo lo spettacolo, riconducendo alla carrozza l'angelica donna, l'uffiziale osò premere leggermente col suo braccio il braccio di lei, e parvegli che ella non isdegnasse la tacita dichiarazione. Ignoro se fosse il primo amore di Zasio; era certamente il primo di Silvia.

Indarno la notte, l'inebriato capitano provò di addormentarsi; riaccesa la candela, indarno tentò la lettura dell'ultimo Politecnico che trovò sul tavolo; l'immagine di Silvia rifletteasigli dominatrice nel pensiero. Parendogli poca l'aria respirabile nella camera, si rivestì, aperse la porta che metteva in giardino, e uscì. Ma nemmeno la notturna brezza consentiva al suo petto traboccante di felicità il libero respiro. Egli esalava la piena degli affetti in caldissimi sospiri; spiava ne' cieli l'accarezzata forma, con le mani giunte mandavale baci lassù, e obliandosi esclamò quasi con un singulto:—Divina Silvia! Silvia non veduta, vide e udì. Abitava la camera superiore e, da più lunga ora, di dietro allo sportello della persiana invocava essa pure dal pio raggio delle stelle quiete al suo cuore commosso.