Il giorno susseguente ci ponemmo in viaggio per Bojano. Il capitano tesoreggiò il minuto in cui ella passeggiava soletta tra le aiuole del giardino, le si accostò peritoso, e le disse con voce tremante e con aspetto smarrito:

—Partiamo; forse non ci vedremo più; una palla potrebbe…

A questa frase s'accorse d'una lagrima sul ciglio di lei e tacque.

—Dunque, addio, Silvia, ripigliò l'agitato giovine.

Silvia, stesegli la mano, quel giorno senza guanti! Egli la strinse palpitando, e come uscito di sè stesso:

—Silvia, ti amo, balbettò; e fuggì.

Al nostro arrivo in Bojano, Nullo, che immaginò accampati sulla piazza i tremila volontarî, scorgendo la piazza ignuda, non frenò la sua ira contro il signor Pallotta.

—Saranno in caserma, fece burlando il Caldesi.

—Dove sono le genti promesse? chiese Nullo ingrecato al gentiluomo con una ciera che diceva:—Accònciati dell'anima!

—Signor colonnello, mancarono al convegno.