Lo squarcio erudito del patriota di Faenza riscosse dal sonnambulismo il capitano innamorato; e, in istile satirico, rompendo il silenzio:

—Sta in difesa di Alberto Mario che Bovianum rimase distrutto da
Silla!

Ma le nostre oziose ciarle troncò un cafone capitato da Isernia, il quale con allegro sembiante raccontava la improvvisa ritirata dei regi eseguita nella notte verso Capua con parte dei cafoni, e la scomparsa degli altri per l'appressarsi delle truppe piemontesi. La grata novella rinfrancò gli spiriti sbigottiti della città che temevano ad ogni ora una scorreria cafonica, e il novelliero ebbe carezze e benedizioni. Nullo ordinò immediatamente una ricognizione a Cantalupo con metà delle genti.

—Sai, Nullo, disse Caldesi con voce più nasale del solito; io non gli credo, e se fossi in te lo piglierei e lo farei fucilare qui sulla piazza da questi buoni militi della guardia civica. Che ti pare, eh?

E Nullo:—Si vedrà.

Montati in sella, uscimmo, nelle ore pomeridiane, di Bojano, la quale si sviluppa in lunga riga alla radice d'un monte dirupato, a dieci miglia da Campobasso, a venti da Isernia, e forma il vertice dell'angolo ottuso descritto dalla strada consolare. Mirando ad Isernia, Bojano costituiva la nostra base naturale d'operazione. Guadato il fiume Tiferno che le scorre dappresso, movemmo su Cantalupo, piccola borgata a ridosso d'una ridente collina, un po' a sinistra della consolare. Giratala con una compagnia, la investimmo di dietro e di fronte al passo di corsa e vi snidammo uno sciame di cafoni insorti, i quali ricoverarono velocissimi sovra più alto monte da tergo, sulle cui sommità ravvisammo altre squadre postate di riserva e in vedetta. Il fratello del nostro ospite di Cantalupo, arrivato da Isernia nella notte, ci ammonì che i regî e gl'insorti accampavano in quella città, e che vi si aspettava da Capua il generale Scotti con quattromila uomini.

—Evidente dunque, susurrò Caldesi al mio orecchio, che la notizia fatta spargere in Bojano nascondeva un'insidia. Il perfido messaggiero certamente ora cammina relatore al nemico delle nostre povere forze. Quattro palle in petto gli avrebbero chiusa la bocca. Ma Nullo ha la natura del leone e sdegna di percuotere i colpevoli volgari!

Il giorno seguente (17 ottobre) sul mezzodì, chiamato da Nullo, giunse il resto della colonna da Bojano e, lasciati cento uomini guardiani di Cantalupo, si proseguì alla volta d'Isernia. Dopo le due, eccoci all'altezza di Castelpetroso. Troviamo la borgata letteralmente deserta, toltine un vecchio e una ragazzetta che ci contemplavano con atteggiamento d'idioti senza rispondere alle nostre interrogazioni.

—Quest'aria di cimitero, osservò il maggiore, non mi piace. Il gabelliere di Ponte Landolfo ci parlò di agguati. Ei mi sembra il caso. Di codesti abitanti non ne vidi uno al lavoro dei campi. Dove se ne andarono eglino? Il luogo eminente di Castelpetroso è naturalmente forte; io mi arresterei qui per oggi. Qui abbiamo le spalle assicurate. Che ne dici, Mario?

—Anch'io, risposi. Non sembra indifferente esplorare la montagna per chiarire la causa di tale derelizione. E giacchè i Piemontesi avanzano dalla via di Sulmona, di qui potrebbesi irrompere di fianco sul nemico accapigliato con essi di fronte. Tale consiglio prudente mi suggeriscono i dubbî di Nullo sulla fermezza de' nostri soldati.