A cui Nullo:

—Occuperemo Pettorano a due miglia da Isernia; vedetelo lassù, sulla punta di quel monte a pan di zucchero. Dobbiamo gettarci sul nemico anzi che arrivi il rinforzo di Scotti. Se gl'insorti ci minacceranno le spalle, noi sposteremo la nostra base d'operazione da Bojano a Castel di Sangro, mutandoci siffattamente in vanguardia dei Piemontesi. Se irresistibilmente attaccati di fronte, ripareremo con sicurezza su Bojano facendo testa a Castelpetroso.

—Però non credo, replicò Caldesi, che giovi scendere da un'altezza sicura per risalirne altra dubbiosa.

—L'idea di Nullo è brillante e schiettamente garibaldina, io ripicchiai, ma presuppone l'idea sorella che noi sfondiamo il nemico procedente da Isernia per effettuare la marcia di fianco sulla consolare di Castel di Sangro; la quale idea ne presuppone una terza: l'intrepidità dei soldati.

Comunque fosse di queste nostre speculazioni e discrepanze strategiche, prepotendo la massima abituale dell'andare avanti, si procedette sino ad un'osteria sulla consolare alle falde di Pettorano. Ivi attendendo le nostre genti, ristorai di acqua e di biada il mio cavallo, presagendo che in quel dì avrei dovuto contare non poco sul fatto suo.

Alle quattro facemmo il nostro ingresso in Pettorano.

Da Cantalupo a Pettorano apresi, solcata dalla consolare, una gola ripidissima e alpestre di ben tredici miglia, convergente sino a Castelpetroso e quasi parallela sino a Pettorano. Poi essa spandesi in dolce vallata ove giace Isernia, che si vede e si domina da Pettorano.

Nullo affidò un mezzo battaglione al capitano Zasio, commettendogli di piantarsi su Carpinone, arduo monte di prospetto a Pettorano. Collocò il maggiore all'osteria con sessanta uomini di riserva; e a me ordinò di munire, coi seicento rimanenti, il colle di Pettorano che protende una delle sue pendici a guisa di cuneo orizzontale verso Isernia.

Ciò fatto, spiegai in catena una mezza compagnia a traverso la gola, anello tra le falde di Carpinone e di Pettorano. Alle quattro e mezzo principiò la manovra del nemico da Isernia. Un battaglione di regî, la più parte gendarmi, avanzava sulla consolare e sui campi laterali con mezzo squadrone di cavalleria; alle ali cafoni a torme. Per animare i nostri con una prova segnalata di valore, Nullo mi fece raccogliere le guide e i soldati d'ordinanza.

Così in diciotto si scese da Pettorano; toccata l'osteria, il maggiore e Mingon si aggiunsero al drappello. Di là al galoppo all'incontro dell'avanguardia borbonica sulla consolare. Quei di Carpinone, testimoni del fatto, ci battevano le mani, e mandavano alte grida d'entusiasmo ripercosse dal monte di Pettorano. Spintici in prossimità dei regî, li caricammo a briglia sciolta, e li mettemmo in volta disordinati.