—Avrebbeli forse, senza la spedizione di Marsala. Il re è giovane ed innocente delle colpe del padre; ma i Napoletani odiano la sua stirpe impastata di perfidia. D'altronde, l'unità nazionale oggi domina idea sovrana, che voi, Generale, con questa spedizione faceste scendere quaggiù dai cieli dell'astrazione e dell'utopia. Quind'innanzi nessun profitto locale potrà soddisfare gli Italiani.

—Fino all'ultimo momento del mio soggiorno a Palermo mi si tormentò con perpetue istanze di annessione al Piemonte. E tuttora la cospirazione prosegue; mi s'intralcia il cammino. Che la facciano! A me bastano poche migliaia di soldati per balzare in Calabria.

—A Palermo vi manifestai la mia opinione, ed ora ve la ripeto: Mero grido di partito. Se voi cedete la Sicilia prima d'avere Napoli, perdete la base d'operazione, e vi verrà impedito o quanto meno contrastato il transito dello Stretto. Il programma fissò lo scopo dell'impresa. Si parlerà d'annessione a Roma. Voi ne ammoniste di già chiaramente i Palermitani dal poggiuolo del palazzo reale con quelle parole monumentali, «dopo le battaglie, le urne e le assemblee.»

—Non siete persuaso che i Siciliani desiderino l'annessione?

—Desiderano l'unità italiana, non conoscono che Garibaldi.

—Sì, bisogna profittare dell'aura.

Garibaldi ascoltava il mio parere, come quello d'ogni patriota, benignamente sempre. Ma è inesatta la voce diffusa e creduta ch'ei ceda alle influenze e pieghi alle sollecitudini ed ai consigli altrui. Veruna accusa più di questa lo crucciava; e se ne rammaricava sovente. Io gli stetti vicino negli svolgimenti del dramma del 1860, e posso affermare che egli ha un'idea propria sulle cose, lungamente e solitariamente meditata. Solo quell'idea determina le sue azioni. Però la piccola guerra, il raggiro, l'insidia, l'opposizione occulta e pertinace lo irritano e lo stancano. Come leone che si sente avvolto in una rete, ne rompe le maglie e va via sdegnoso.

Poscia, ragguagliatolo sullo stato dell'Istituto, sulla sostituzione degli uffiziali, lo pregai di nominare altra persona in vece mia.

—Tenete in mano vostra la direzione e sceglietevi un vice-direttore. Un bel giorno manderemo a chiamare il nostro primo battaglione: per adesso lasciamo le cose come stanno. Indi, datemi alcune commissioni che rendevano necessario il mio ritorno a Palermo, soggiunse: Mi raggiungerete a Messina. Le truppe di Bosco ora s'imbarcano a bordo di legni francesi. La vittoria decisiva del 20 chiuse il nostro lavoro in Sicilia.

Quattro giorni in appresso mi gli presentai a Messina in camicia rossa e colla nomina in tasca di sottotenente d'ordinanza di lui.