—Eccellenza, vi bacio la mano, conchiuse con enfasi l'oste arzillo.
In questo mezzo, la fanciulla apparecchiò la mensa sotto la pergola e l'oste ci cosse una frittata. Rimirai lunga fiata, mentr'ella ci mesceva il vino, le sue piccole mani vellutate e nitide come quelle d'una duchessa.
Indi, approntati alcuni orci di vino e vari canestri di pane, che l'oste in fretta mandò a comperare alla borgata di Solano, Luisa percorse la fronte della colonna, dispensiera di cibo e d'entusiasmo.
Per ordine di Missori, il capitano Federico Salomone aveva già opportunamente disseminate sentinelle ad impedire la discesa in Bagnara di chicchessia. Verso mezzodì ci rimettemmo in cammino, ed ecco Bagnara ai nostri piedi: grossa terra fabbricata sul colle e serpeggiante alla marina. Vedevamo sulla spiaggia una striscia di barchette, vedevamo l'andirivieni degli abitanti e dei soldati alla spicciolata. Un vapore da guerra avanzavasi proveniente da Scilla, ed una barchetta gli remigava incontro a ricevere o a recare dispacci. Veruno indizio che il nemico si fosse avveduto di noi o che sospettasse alcun male al mondo. La difficoltà riducevasi nel sottrarci ai cannocchiali della nave. Vennero tolte le baionette e rivoltati i fucili per evitare il bagliore delle canne. Scendemmo in catena quatti quatti per mezz'ora, guizzando fra gli alberi, le siepi e le viti. Ma Bagnara distava più che a primo aspetto non sembrasse. A un tratto il monte dirupando, si dovette l'un dopo l'altro calare per entro una fessura a scaglioni, aperta nel masso, di cento metri di precipizio. Poscia distesi nei vigneti e negli oliveti, e procedendo alla sordina, capitammo finalmente sopra Bagnara al tocco e mezzo.
Io comandava l'avanguardia composta dei cacciatori Bonnet. Pervenuti allo sbocco di una strada, volli cavarmi il puerile capriccio di tentare il guado sparando il primo fucile, datomi da un soldato¹, contro alcuni lancieri a cavallo. L'inopinato mostrarsi di bande armate e combattenti che parevano fioccate dai cieli, seminò lo spavento e la confusione negli abitanti, i quali con gemiti e lai pietosi affollavansi a rifugio nelle barche dei pescatori. Ci venne udita la generale. Indescrivibile la baraonda dei regî; ma in tremila, eglino potettero bentosto ricuperarsi dal primo turbamento. Dopo mezz'ora più compagnie d'infanteria ci s'avventarono contro da diverse direzioni; s'accese un fuoco vivo e le respingemmo successivamente. In pari tempo da Bagnara di sopra, sulla nostra destra, un movimento di fanti, di cavalli e di cannoncini sulle schiene dei muli mirava ad interromperci il ritorno. Laonde pacatamente ci ritraemmo; all'avanguardia nella discesa, ero alla retroguardia nella salita. Giunti all'ardua scala della rupe, i miei cacciatori avevano bruciata l'ultima cartuccia. Il bergamasco flautista, uno di loro, vuotata più presto de' compagni la giberna, pose mano al flauto, e fra il sibilo delle archibusate suonava in aria di scherno La bella Gigogin, equivoca canzone lombarda, che ci fece prorompere in argoliche risa. Ma il nemico parve svogliato di venirci a panni. Cotti dal sole, trafelati, quando piacque agli Iddj montammo all'ultimo gradino. Ripiegando sovra Solano, trascorremmo a sinistra dell'osteria, più veloci dei regî che volevano interdirne quel passo strategico; però più veloci di poco.
¹ Questo soldato si chiama Achille Olivieri e vive a Castel d'Ario nel mantovano.
Ivi si mangiò e si bevve in pace. Io alloggiai in casa d'un prete, il quale mi ammannì un piatto di maccheroni al pomodoro e mi diede una camicia di bucato, in cambio della mia che rassomigliava alla tavolozza d'un pittore. Però essa era di finissimo lino, e l'accorto prete giudaicamente me ne infilò una di cotone piuttosto sdruscita.
—Badate ch'è consacrata, ei mi disse con ciera di furfante.
Ed io di ripicco:—Se non che la mia vi paga i maccheroni d'un trimestre!
L'odore di bucato mi sollevava ad un mondo nuovo! Quanti dolci pensieri, quanti ricordi, quanta delizia da quell'odore! Steso sul sofà e rapito in mezza estasi m'addormentai. Il prete rientrò nella camera e scuotendomi diabolicamente:—Il nemico, il nemico, ululava; presto, presto, non mi compromettete.