Traballando, instupidito dalla stanchezza e dal sonno, esco e m'unisco al residuo dei compagni sulla piazza.
Alcuni istanti prima v'era arrivato l'oste a tutta corsa, senza cappello, senza gabbano, coi capelli irti, tralunato, cadaverico, disperato. Appena potè articolare le seguenti parole:—Gl'infami trucidarono mia figlia!
Oppresso da mortale angoscia cadde svenuto. Scoppiò un'esclamazione d'orrore dal petto d'ognuno di noi e dei paesani accorsi; e ci rodemmo le mani d'esser troppo pochi e senza munizioni per trarne immediata vendetta. In mancanza d'acqua di Colonia, riversammo una secchia d'acqua di pozzo sul capo del padre infelice, il quale tosto ricuperò i sensi.
Parlando e piangendo raccontò che millecinquecento uomini muovevano a marcia forzata verso Solano per circondarci e conquiderci; che un distaccamento, invasa l'osteria, minacciato di morte la figlia, perchè soccorse e onorò i garibaldini, le consentì la vita a patto del disonore; che, essendosi ella fieramente rifiutata, ed avendo impugnato un coltello da cucina per ferire chiunque avessela avvicinata, un sergente destramente l'agguantò al polso e disarmolla; che dibattendosi ella e svincolandosi dagli infami amplessi e gridando, uno di loro le vibrò un colpo di baionetta sul volto. La vista del sangue inebbriò quei crudeli, che di più colpi la trafissero.—La selvaggia scena, proseguì quello sventurato, rappresentarono sotto gli occhi miei, guardato da un picchetto di soldati e destinato ad una regolare fucilazione. Profittando della ressa dei sopravvegnenti e dello scompiglio causato dalla curiosità, mi sottrassi ai custodi, balzai nel vigneto. Inseguito per un miglio e fulminato, alfine mi perdettero d'occhio, e col cuore rotto mi trascinai fin qui.
Da una formidabile posizione sopra Solano aspettammo di piè fermo per due ore il nemico, il quale non osò nemmeno penetrare nel borgo, sin che non ebbe certezza che ripigliammo la via del ritorno.
Da quell'altura si assiste ad uno spettacolo che forse non ha pari: l'arcipelago Eolio, il golfo di Gioia, lo stretto di Messina, ed alle due estremità del quadro due vulcani, Etna e Stromboli. Che mare! che monti! che cielo! che luce! che linee! che palpito di natura! quante memorie! quanti secoli! quanti popoli! quante civiltà!
Il sole tramontava. Involuto in una nebbia leggiera, pigliò figura di globo rosso, e l'occhio poteva affisarlo impunemente. Parve che quel globo posasse alcuni minuti secondi, come sovra candelabro, sulla punta dello Stromboli, piramide isolata in mezzo al mare.
Pieno la mente del magico tramonto e dell'imagine di Luisa morta, che sul mezzodì contemplai fiorente di vita, di bellezza e con tutto un mondo incantato davanti all'ingenuo pensiero, rifeci malinconicamente le sei ore di strada che avanzavano per arrampicarsi ai Forestali.
Pervenuti al sospirato altipiano, ci venne veduto gran chiarore sulla direzione della nostra casa, il quale cresceva a misura che c'inoltravamo. Che il nemico si fosse spinto costassù da Sant'Angelo fu la prima idea nostra. Epperò sostammo per raccogliere la colonna e regolarne le mosse colle debite precauzioni. Ventidue ore di moto per quelle rupi esaurirono le forze della nostra gente.
Appena fermati, quasi tutti si addormentarono di primo acchito. I Calabresi, rimasti alla retroguardia, serbaronsi freschi e gagliardi, e li collocammo in prima linea, guardiani del sonno d'un'ora consentito agli altri.