Faticosamente si ottennero da quelli cinque cartuccie delle cinquanta onde ciascuno aveva zeppa la giberna, e le distribuimmo ai nostri già rinfrancati e presti. Con movimento obliquo su tre ordini si procedette innanzi, impiegando due ore e mezzo a fendere l'eterna pianura. La luce mano mano diventando gran fiamma, cadde ogni dubbio che non fosse fuoco d'accampamento. Eseguito un movimento di fianco sulla destra, per tentare di gettarci a ridosso dell'erta, si mandarono alquanti cacciatori a riconoscere il vero. Scopersero costoro cinquanta calabresi accorsi ad ingrossare la nostra schiera, i quali, costrutta una pira di vecchio legname razzolato intorno alla casa dei Forestali, vi s'assisero dappresso placidamente per riscaldarsi, e novellare, ed affettare prosciutto, e mescer vino. Si mangiò adunque divinamente, si bevve un bicchiere di più alla salute de' nuovi commilitoni, che s'assunsero per quella notte la guardia del campo, e si dormì profondamente fino alle dieci.

L'impossibilità di trasportare i feriti tra quegli scoscendimenti ci obbligò di lasciarli a Solano. Il nemico trasseli prigionieri, ma li trattò con umanità, forse considerando che anche noi ne avevamo dei suoi. Un messo speditoci da un patriota di Solano riferì ch'ei vennero trasferiti a Reggio.

—Entro un mese andremo a riprenderceli, gli disse Missori.

Un fuggevole sogghigno d'incredulità sfiorò la bocca dell'astuto messaggiere montanaro. E la medesima incredulità mantenne inespugnabili al nostro apostolato i prigionieri borbonici. Impossibile indurli a militare sotto la nostra bandiera e a ridiventar liberi. Anteposero il proprio stato, benchè dovessero seguirci e partecipare ai nostri pericoli. Io particolarmente m'occupai di convertirli alla religione della patria italiana. Ma non m'è venuto fatto nemmeno di ottenere il menomo ragguaglio sulle cose del nemico. A qualunque quesito, l'uno come l'altro regolarmente rispondeva:—Non saccio.

Il messaggiere per cortesia non rivocò in dubbio l'asserzione del maggiore, nè bastatogli l'animo di spingere l'adulazione sino a simulare di aggiustar fede a ciò ch'ei giudicava l'assurdo, mutò discorso, avvertendo che aveva seco la cassetta dei medicinali, e una sacchetta di biancheria per filaccie commessa da noi a Solano. Così dopo una settimana potè curarsi la mano del veneto ferito la prima notte, impassibile come uno spartano, arguto come un ateniese. Il chinino ci restituì una mezza dozzina di malati della terzana: ma senza lacryma-cristi e senza bistecche non erano sanabili altri sei o sette esinaniti dalle fatiche.

Quel mattino tutti i soldati vispi e ciarlieri aggiravansi nudi e crudi intorno al ruscello, da essi denominato il Giordano, altri bagnandosi, altri risciacquando le camicie o sbattendole su qualche sasso, o distendendole al sole. Una buona dormita, il bagno, il bucato, e la prima zuppa calda con brodo di prosciutto distribuita poi, li abilitarono a nuove gesta.

Nel Consiglio dei Dodici si discusse maturamente, il medesimo mattino, la nostra situazione. Volgeva il settimo giorno dallo sbarco; esigui gli aiuti calabresi; veruna notizia di Garibaldi; sfiduciate le ultime lettere del Comitato di Reggio; incertissimi i viveri, quasi sempre rapiti dal nemico; e finite le munizioni.

Riversiamoci nella Calabria citeriore, propose il capitano Salomone, appena tornato dalle solite escursioni per istudiare i luoghi, com'egli solea dire, e collocare gli avamposti. Gli avamposti costituivano la sua idea fissa, e quando noi, dopo una giornata di cammino, ci sentivamo rifiniti e rotte le ossa, egli tranquillamente si addossava la cura di descrivere un cerchio di sei o sette miglia di montagna «per istudiare i luoghi e collocare gli avamposti.» Nato abruzzese, partecipava alla natura ferrea degli orsi, suoi compaesani.—Penetriamo nel Cosentino; al nostro mostrarci, quelle fiere popolazioni sorgeranno e conquisteremo a Garibaldi un lido per l'approdo, e gli daremo una provincia per l'azione. Che cosa ci ripromettiamo fra questi burroni e questi boschi deserti? Qui noi possiamo gettare i nostri denti dietro le spalle come Cadmo, ma non ne nasceranno patrioti armati. Se il nemico possiede un'oncia di senso comune, con poche pattuglie volanti può impedire le vettovaglie, e senza consentirne l'onore di un fatto d'armi, in cinque giorni può averci a discrezione, ovvero al giorno sesto visitarci cadaveri su questo Calvario.—

L'enfasi, l'inaspettata erudizione ellenico-cristiana, l'accento abruzzese, il crescendo della voce, lo sguardo semi-serio dell'oratore, il mappamondo sulla tunica di tela russa colorito dal sudore, il capitano Nullo, l'eroico Nullo, che lisciandosi i lunghi baffi neri coronò la concione in suo dialetto bergamasco con un miga mal! e un bravo Cadmo scattato di bocca dal maggiore, provocarono un'ilarità benevola e prolungata. Ed egli, il simpatico e valoroso abruzzese, rise al nostro riso.

Alzossi con rigido sembiante il colonnello M… comandante in partibus:—Più gravi di quanto pare vogliansi considerare sono le riflessioni del capitano Salomone, e degna d'esame la sua proposta. L'impresa di Cosenza fia non meno ardua e pericolosa che il nostro campeggiare in Aspromonte, epperciò conforme ai vostri appetiti di gloria. Quivi non abbiamo munizioni nè modo di trovarne, onde l'istessa soddisfazione dei combattimenti ci viene contesa. Nato nel Cosentino, vi ho parentela numerosa, e amici, e clienti, e, non fo per dire, il mio nome vi suona gradito. Non credete millanteria, se vi affermo che il paese risponderà virilmente al nostro appello e all'audacia del nostro movimento. Nulla conosciamo di Garibaldi, e trascorsero oggimai sette giorni. La nostra missione in questi luoghi è compiuta.