Il colonnello Plutino, a cui non garbavano le nostre scorrerie temerarie sull'esempio di Bagnara, e ancora meno sarebbegli garbato vedere il rivale sollevato sugli scudi nella Calabria citeriore, si oppose energicamente a quel disegno, asserendo problematica l'influenza del preopinante.

Questa frase dura ruppe il vaso delle ire distillate in segreto, e i due colonnelli si saettarono parole crudeli con pallide labbra. Richiamatili all'argomento e consigliati di risolvere le questioni personali su altro terreno, Plutino ricuperò la calma consueta, e suggerì di ripiegare su Gerace, forzando il nemico a distaccare dalla sua base d'operazione considerevoli forze per inseguirci sulle rive dell'Jonio.—In tale forma eviteremo, egli conchiudeva, d'essere tagliati a pezzi ai passi di Mileto e di Monteleone, prima d'arrivare a Cosenza, e staremo a campo in terre popolose e liberali. Accresciute le nostre file, potremo stendere la mano ai patrioti di Catanzaro e stabilire in questa città il focolare dell'insurrezione delle tre Calabrie.

—Ieri, io così parlai, piombando su Bagnara, provvedemmo all'ambulanza, dimani troveremo altrove la munizione. Il nemico è laggiù allo stretto; al di là vi sono i nostri che anelano di tragittarlo. Noi non gli daremo posa sin che non l'avremo in buona parte attirato quassù. Che importa se esso quivi ne circuirà, batterà, distruggerà, purchè venga fatto a una legione di sbarcare? Il piano ci dà patate discrete, l'erta chiare, fresche e dolci acque. Questo il nostro centro, questo il nostro posto.

E il sottotenente Zasio:—Non sappiamo nulla di Garibaldi, ma quando ei tace agisce. «Precedetemi, e a rivederci presto,» disse quella notte che ci mandò qui. Egli suol fare più che non prometta. Senza navi da guerra non può tentare con molta gente lontani sbarchi. Uccello di terra e di mare, saprà toccare il continente sotto il naso del nemico, in questo estremo lembo della penisola. Quivi dobbiamo aspettarlo, aspettarlo combattendo per stringergli la mano sul lido ov'egli approderà.

—Propongo un'invasione a Pedavoli, disse il maggiore; là procureremo la munizione, ordineremo comitati rivoluzionarii, e di là minacceremo Palmi.

—A Pedavoli, interruppe Plutino, fu assassinato dal popolo il patriota Romeo nel 1848; quel popolo borbonico si opporrà al nostro ingresso, e noi dovremo bagnarci di sangue concittadino.

—Dove si mostra la camicia rossa, gli rispose Nullo con un accento che non ammetteva replica, guerra civile niente. La camicia rossa è l'assisa del popolo.

Si deliberò la spedizione a Pedavoli.

A traverso foreste secolari di roveri e per vallate anguste e profondissime, dopo otto ore di sudato cammino giungemmo a Pedavoli al nord d'Aspromonte. Io m'era procacciato un mulo che montavo a bardosso e beavami nel pensiero di economizzare le mie povere forze ridotte agli sgoccioli. Ma la china del monte cadeva sì ripida che, per non scivolare dagli orecchi della bestia, fu gran mestieri smontare. Questa volta anche i Calabresi, malgrado i sandali e la singolare destrezza, dovettero accontentarsi di scendere sdrucciolando come noi e poi di salire a quattro gambe. Io ritentai il mulo, salendo, ma scivolato dal verso della coda, rotolai giù alcuni metri sin che un albero mi trattenne.

Dovetti starmi pago di ascendere con mani e piedi, come gli altri.