Ogni capo di compagnia rispose:—Nessuno.

Proseguendo di cresta in cresta verso il sud e solleticando il nemico a tenerci dietro senza che mai gli riescisse fatto di ghermirci, improvvisamente la notte del diecisette ci gettammo sull'altro versante dell'Appennino, e dopo venti ore disastrose per dorsi cirenei e calvi, non consolati mai d'ombre nè di fontane, sostammo nel fondo d'una valle.

Alla sinistra, sul fianco d'una montagna rocciosa, scoscesa e per avventura inespugnabile, biancheggiavano in lontananza le case di Bova, le quali si specchiano nell'Jonio. Alla destra ergesi un colle a pan di zucchero, sulla cui sommità sembra che esulti il paesetto di San Lorenzo.

Il colonnello Plutino vigorosamente perorava per Bova:—Ivi troveremo un sicuro rifugio fino allo sbarco di Garibaldi. Conosco il sito e gli abitanti e ne rispondo.

E il maggiore con amaro ripiglio:—Noi venimmo qui per batterci e non per nasconderci. Con tale intendimento, suppongo, Garibaldi ci affidò questo posto d'onore. Occuperemo San Lorenzo. Di là minacceremo la linea nemica da Melito a Reggio; come d'in sulla cima d'Aspromonte l'abbiamo minacciata da Torrecavallo a Palmi.

A raffermarci in cosiffatto proponimento capitò il signor Rossi, sindaco di San Lorenzo, il quale in nome dei suoi conterranei ci ha invitati colassù «per la vita e per la morte.» Montati su quell'eccelso apice, vi fummo ricevuti a braccia aperte e generosamente ospitati. Il sindaco aperse la sua casa allo stato maggiore: poltrone, sofà, letti elastici, zanzaliere; ogni bendiddio! bagni, specchi, pavimenti alla veneziana. Dopo la capanna del pastore, la fattoria di Sant'Angelo e la casa dei Forestali, l'appartamento del sindaco ci parve la reggia di Priamo.

Il diecinove, eletto presidente della Commissione di difesa e d'approvigionamento, spiccai varie squadre alla requisizione di bovi e di farine, e fortificai il mulino ad acqua alla radice del monte. I Calabresi dovevano presidiare la cittadella e i duecento infestare i regii lungo il semicerchio della via consolare alla marina da Amendolio a Melito, a Montebello, a Motta San Giovanni: centro San Lorenzo. Il nemico, custode della costa, s'accinse alle offese, e di tal forma la bisogna procedeva letteralmente secondo le nostre intenzioni.

Chiamato il sindaco, gli susurrai:—Signor Rossi, il vostro comune dovrebbe compiere un atto coraggioso e importante.

—Quale?

—La decadenza della dinastia borbonica e l'inaugurazione della dittatura di Garibaldi, in nome della libertà d'Italia.