—Non fumo che dopo colazione.
Nell'accendere il sigaro, una granata scoppiata a pochi passi ci gettò sul volto grumoli di terra.
—Ecco la colazione; fumate, marchese.
—Per aver pace fumerò.
Le palle dei cacciatori sibilavano spessissimo vicino a noi; onde io ricominciando:
—Certamente, marchese, vi riconobbero. I cacciatori vogliono uccidere l'amico del re nemico. Vi veggo e non vi veggo.
—Ma voi non siete qui anche voi?
—Sì, ma non partecipo ai vostri amori, e codeste le sono palle che non mi riguardano.
—Stranezze di voi altri repubblicani! Di razza felina, dicono: per altro nella vostra specie ridonda la giovialità. Ma bando agli scherzi: qui tirano da indemoniati; se morissi, raccogliete questa mia borsa ad armacollo; la seconda tasca contiene una carta depositaria delle mie ultime volontà. Consegnatela alla mia signora, in Reggio.
—Povera e bella signora! dovrò raccomandarla al vostro re?