—No, perdio!
—Ho capito…
Alla quarta ora Garibaldi fece inalberare bandiera bianca, e scorgemmo ondoleggiante dal tetto d'una casuccia in prossimità del nemico una coperta di lana confitta ad un palo e sostenuta da un soldato. Di repente il soldato stramazzò boccone sul declivio del tetto e la bandiera cadde su esso.
—Gli mancò un piede, dissi al marchese; si rialzerà, ma ciò prova che Garibaldi e bandiera bianca stanno insieme, come l'acquasanta e il diavolo.
—Pregiudizi! sclamò il marchese con filosofico sogghigno.
Se non che l'oste moltiplicava le offese, il soldato caduto non si rizzava, ed un secondo spuntò dall'abbaino a risollevare la coperta di lana.
—L'hanno ucciso! l'hanno ucciso! Ah! gl'infami! ognuno gridò; e tutti, punti dall'istesso sdegno, si vibrarono sui piedi minacciosamente. E non si stimi lieve assunto l'averli frenati. Il fuoco indi principiò a rallentare, e grado grado tacque. Chiamati, il marchese ed io salimmo a Garibaldi.
—Andate a Melendez, egli comandò al marchese, intimate che consegnino le armi, e che se ne vadino a casa.
Discese il nobile oratore, e a suon di trombetta entrò nella tenda del generale regio.
In questo mezzo la staffetta della vigilia ricomparve a narrare imminente l'arrivo della brigata Cosenz da Aspromonte.