Insisto su questi particolari, perchè mi è avviso che dalla confusione dei termini nasce la confusione delle menti; e sono di pensare che gran parte della presente incertezza nella scienza delle antichità navali procede dall'abuso dei vocaboli per fatto dei retori ignari dell'arte. Del resto come io intenda la costruzione delle antiche polière, e la interna disposizione dei remi in più ordini sovrapposti, ho detto altrove: tutto si riduce a spiegare le triremi, che erano il maggior numero, e i veri legni di linea, e avevano il nome proprio ternario degli ordini, talamo, zigo e trano; e dalle persone talamiti, zigiti e traniti. Le setteremi eran poche nell'antichità, come poche altresì le galeazze dei tempi successivi: e le altre polière che talvolta si leggono di venti e più ordini, erano mostri, che non uscivano dai porti, nè mai entravano in battaglia; ma poltrivano in porto per pompa di boriosi uomini, pognamo di Gerone, di Demetrio e di Tolomeo. Dei tre, cinque e sette ordini ho dato spiegazione tecnica, tanto da poterne chiunque fare il modello e la costruzione; e ne ho presso di me i disegni geometrici col piano orizzontale, d'innalzamento e di projezione; pei quali menando il compasso e la riga posso rispondere a tutte le esigenze, e risolvere tutte le difficoltà[524]. Ciò basta per ora: e quei benevoli, che me ne chiedono un trattato speciale, aspettino, come fo io, un monumento di soda e aperta ragione (perchè infino a oggi non ne abbiamo niuno), che mostri la interna disposizione dei remi e dei rematori; e ci sia fondamento per trapassare dal detto al fatto con sicurezza. Sostenuto da un monumento, potrò dire del navilio a remo, come ho scritto del navilio a vela, così militare, come da traffici, illustrando i classici monumenti dell'antichità.

VI.

[24 giugno 1535.]

VI. — Gentil Virginio all'arrivo montò sulla galèa dell'Imperatore presso al capo della Polla nel golfo di Cagliari, portandogli lo stendardo e gli augurî del santo Padre: indi si pose colla capitana di Roma nel primo posto alla destra di lui, la capitana di Malta sulla sinistra, e per compimento la capitana di Genova. Davano i quattro stendardi bellissima mostra, piena di pio e lieto presagio, per essere nel mezzo dell'ordinanza appaciati gli emblemi del sacerdozio e dell'imperio, spada e scettro, croce e chiavi, tra due quartieri di uguali colori in diversa divisa[525].

Tutta l'armata uscì dal golfo di Cagliari addì ventiquattro di giugno. Innanzi l'augusto Carlo, salutato dal plauso dei marinari, dei soldati e dei popoli; appresso l'Orsino, e secondo l'ordine le capitane, le squadre e il convoglio delle navi. La mattina seguente, condotti dal Maestrale, assicuravano i navigli presso Utica, che oggi diciamo Portofarina, dove tre secoli prima erasi sbarcato Luigi IX di Francia per la crociata. Nell'ultimo recesso, che gli antichi chiamavano palude Tritonide, dove l'acqua è più bassa, ma sufficente, entrarono le galèe: e quivi nella fretta del pigliare la posta, volgendo le prue al largo e le poppe a terra, una sola corse pericolo: proprio dessa, la grossa dell'Imperatore. Perchè come maggiore di ogni altra cercava più il fondo; e nel distendere la gomena, scorrendo indietro (non di banda, come alcuni dicono, ma di chiglia), diè nel secco col calcagnolo di poppa. Rifiutava spiccarsi: ed agli sforzi dei rematori non altrimenti rispondeva che dimenandosi sulle anche con certi sbalzi da mettere alla prova la maestria del pie' marino. In quella tutti gli occhi smarriti cercavano il vecchio Andrea: ed esso a tutti i presenti, ed anche alle future generazioni rispondendo, dimostrava quanto era e pratico marinaro e destro cortigiano. Notate il fatto improvviso, e segnate il carattere. Andrea senza scomporsi trae un gran fischio, e grida[526]: Silenzio, e pronti! Poi distesa la mano in avanti, comanda risoluto: Tutti a prua! e corre egli stesso menandosi insieme verso la estremità anteriore della galèa qualche centinajo di persone. Per quel contrappeso in avanti, a tanta distanza dal centro, la galèa abbassa il becco, solleva la coda, e sguizzando dolce dolce si ritorna a galla; prestamente richiamata dai marinari sulla gomena più presso all'àncora, e raccolti a corto i calumi. Ciò fatto, Andrea ritorna: e festosamente salutando l'Imperatore con quel suo storico berrettone a gronda, celebra i prodigî della terra africana, la quale subito ha dato segno manifesto di volersi ridurre e fermare sotto ai piedi di Sua Maestà[527]. Non esce in ciance!

[28 giugno 1535.]

Intanto i pensieri di ogni altro corrono verso Tunisi, città edificata dieci miglia a levante dalle ruine dell'antica Cartagine, e però anche essa dalla riva dell'Africa direttamente contrapposta, quasi sull'istesso meridiano, alla foce del Tevere e alle marine di Roma. Or per comprendere le operazioni di Barbarossa, ed i fatti seguenti dei nostri campioni, vieni meco, lettore, sulla prima feluca di scoperta innanzi alla baja di Tunisi, ed appunta sulla carta i rilievi[528]. Fermi in giolito all'altura di capo Cartagine, senza appressarci di troppo ai rivaggi nemici, quanto il guardo scuopre, vediamo innanzi una grande insenata per venticinque miglia di giro infino al capo Zafferano: insenata aperta da greco e chiusa da ogni altra parte. Ecco per la quarta di Libeccio ad Ostro, distante cinque miglia, una gola o angusto passaggio, pel quale entra l'acqua del mare in uno stagno di poca profondità, ma di molta estensione; ed ecco, pel rombo di Ponentelibeccio all'estremità dello stagno, grande città, avvolta nei vapori consueti dei centri popolosi. Sulla bocca tra il mare e lo stagno, ov'è il lembo estremo del terreno boreale, segna la fortezza della Goletta, e la ragione del nome ne vedi sulla figura di strettissima gola aperta tra lo stagno e il mare. Segna sulla città il nome di Tunisi, così come la vedi distesa per la pendice di un colle, e coronata in vetta dalla cittadella, ordinaria residenza del principe. Per questi rilievi tu hai dinanzi la pianta e il prospetto di tutto il circondario, nè altro ti resterebbe a segnare, se non avesse Barbarossa pensato di mettere nello stagno tutta l'armata sua; ottanta bastimenti d'ogni maniera. Perciò tu vedi là in mezzo una selva di alberi e di antenne alla rinfusa in lunga fila per quell'angusto canale che va dalla Goletta verso Tunisi; canale poco più profondo dello stagno, e tanto ingombro di navigli piratici da non restarvi nè spazio nè passaggio. Dunque dall'altura di capo Cartagine tu vedi traguardando per Maestro tutta l'armata cristiana a Portofarina, per Libeccio quarta di Ostro la Goletta; e per Ponentelibeccio il canale di mezzo allo stagno, i bastimenti piratici, e in fondo a sette miglia la città di Tunisi.

Ciò posto sarà chiaro il disegno dei nostri campioni: bloccare per mare lo stagno, assalire la Goletta per terra, pigliare tutti i bastimenti dei pirati, e finalmente cacciar via Barbarossa dalla capitale. Perciò le galèe condotte dal Doria e dall'Orsino passano alla guardia dinanzi al golfo; e il marchese del Vasto, generale supremo delle fanterie, con venticinque mila uomini da Portofarina scende lungo il lido per attaccare la Goletta da terra.

VII.